Home / Articoli / Revenge Porn (di L.Salvai)

 

Il revenge porn é la diffusione di immagini e video sessualmente espliciti relativi a persone non consenzienti. Il nome di questa infame pratica, deriva dal fatto che la diffusione di pornografia non consensuale sulla rete viene effettuata nella maggior parte dei casi a scopo vendicativo, da ex-partner o amanti non contenti della fine della loro relazione con la vittima.

Questa estrema violazione della privacy ha però anche altre origini. Il cyberbullismo é uno dei contesti in cui la diffusione di immagini pornografiche senza l’autorizzazione del soggetto ritratto viene utilizzata. A volte, il cyberbully, fa uso di false identità per creare una situazione di fiducia nella vittima e spingerla a inviare spontaneamente delle foto compromettenti, che poi diffonde.

In entrambi i casi, alle normali ripercussioni sociali, relazionali, scolastiche o lavorative, e psicologiche sulla persona coinvolta, si aggiungono il senso di tradimento profondo e spesso il senso di colpa, dovuti al fatto di essere stati consenzienti nella produzione del materiale, credendo di essere in una situazione di intimità e sicurezza con il revenger.

Le conseguenze sulla vita della vittima sono enormi, poiché la diffusione di questo tipo di materiale, soprattutto quando associato ai dati personali della stessa, produce un’umiliazione profonda, espone a minacce, tormenti, molestie, ricatti e stalking, incidendo non solo sul valore personale ma anche sul senso di sicurezza.

In alcuni casi la diffusione di materiale privato é la conseguenza di un attacco hacker, le vittime di questo tipo di pornografia inconsapevole sono però generalmente i personaggi famosi e non tanto le persone comuni.

Occorre anche fare attenzione quando si vende un vecchio pc o telefonino, perché cancellare i dati presenti in esso non preclude il fatto che questi vengano recuperati, comprese le foto o video compromettenti salvati ed eliminati con le normali procedure.

Il revenge porn ha un’azione così pervasiva che più del 90% delle persone vittima di questo tipo di violenza (che sono principalmente le donne) sostiene di aver avuto un considerevole disagio psichico in conseguenza della diffusione online del loro materiale privato. In alcuni casi, il disagio é così grande che la vittima non riesce più ad affrontare le conseguenze e si toglie la vita.

Alcune nazioni si stanno muovendo per formulare delle leggi efficaci che contrastino questo fenomeno criminale (molti stati americani, la Germania, l’Inghilterra, ecc.), ma noi (psicologi, genitori, insegnanti) che cosa possiamo fare? Possiamo educare le persone a comprendere quali siano le conseguenze psicologiche e anche legali della diffusione di pornografia non consensuale (violazione della privacy, abuso, rischio di diffusione di materiale pedopornografico, se si tratta di immagini e video di minori, come accade nei casi di cyberbullismo, violazione dei diritti d’autore, violazione di leggi penali, ecc.) e possiamo fornire alle potenziali vittime delle informazioni utili ad evitare di diventare tali (ad esempio diffondendo loro stesse immagini intime sui social o a persone di cui non possono accertare la reale identità).

Le immagini private restano tali anche nel caso che una persona consenta all’altra di utilizzarle in un particolare contesto (es. il contesto di una relazione intima). Quando compriamo un prodotto su internet e forniamo i dati della nostra carta di credito, diamo il nostro consenso a quella singola operazione e non a tutte le operazioni possibili. Come é contro la legge usare questi dati senza l’approvazione dell’intestatario della carta, é illecito utilizzare un video o una foto condivisi all’interno di una relazione per scopi esterni alla stessa.

La nostra cultura spesso tende a colpevolizzare le vittime, anziché sostenerle e aiutarle. Genitori, vicini di casa, colleghi, persone estranee che vengono in contatto con il materiale condiviso, tendono a concentrare il loro biasimo sulla persona colpita dalla violenza anziché sul fautore della stessa. Non dobbiamo quindi educare solo al buon uso della rete ma anche a non lasciare che i pregiudizi e i tabù legati alla sessualità aggiungano violenza alla violenza.

 
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