Home / Articoli / Psicologia in pillole (di Laura Salvai)

 

“La soluzione di un problema cambia la natura del problema”

 Arthur Bloch, Legge di Peer

Una pillola per l’ansia, una per dormire, una per perdere peso, una per fare l’amore. A tutto c’é una soluzione, o meglio, c’é un’unica soluzione per tutto.

Immaginiamo di aprire una scatola di farmaci e trovare, sul foglietto illustrativo, una descrizione di questo tipo:

INDICAZIONI: “Trattamento sintomatico della separazione dal coniuge, della bassa autostima, della paura di volare”.

Bene, questo sarebbe proprio il farmaco che fa per noi, che dobbiamo firmare le pratiche del divorzio, che dobbiamo affrontare un colloquio di lavoro o un esame e che dobbiamo andare in vacanza in Polinesia. Un po’ d’acqua, un piccolo sforzo di deglutizione e il problema é risolto: prepariamo i nostri documenti, scegliamo l’abbigliamento e andiamo a comprare il biglietto dell’aereo.

Bello vero? Certo, ho detto “immaginiamo”, ma credere che la risoluzione dei problemi sia contenuta in un principio attivo non é quello che facciamo ogni volta che cerchiamo una soluzione facile facile e rapida rapida alle   nostre difficoltà relazionali ed emotive?

La soluzione di un problema cambia la natura del problema, diceva Arthur Bloch. Ed é proprio così. Se per stare bene devo prendere una pilloletta, allora c’é qualcosa nel mio organismo che non funziona e io sono solo un corpo, un miscuglio di fluidi, sinapsi, ghiandole e parti anatomiche.

E i miei pensieri, le mie emozioni, le mie relazioni? L’uomo è stato definito come una unità biopsicosociale, non come un’entità biologica. Tutto ciò che siamo, facciamo, patiamo, riguarda il nostro corpo, ma anche i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre relazioni. E allora perché limitarci a intervenire sulla parte “bio”, escludendo ciò che é psicologico e interpersonale?

I farmaci servono e la medicina é indispensabile per il nostro benessere, ma non risolve tutto. Eppure questo é ciò che siamo portati a credere. È molto raro, ad esempio, trovare delle problematiche di tipo sessuologico che siano legate solo ed esclusivamente a disfunzioni di tipo organico. La maggior parte delle difficoltà che si incontrano tra le lenzuola (e sull’ascensore o in piscina) sono legate a dinamiche relazionali disfunzionali all’interno della coppia, a una scarsa conoscenza dei meccanismi della risposta sessuale, a esperienze negative vissute precedentemente (abusi, violenze, traumi), a problematiche psicologiche (ansia prestazionale, paura di perdere il controllo, bassa autostima, stati depressivi, sessualità vissuta come pericolosa, ecc.).

La pillola va giù (con o senza zucchero), l’eccitazione va su, ma il pensiero e l’emozione che creavano il disturbo rimangono immutati. Si entra allora in un loop, da cui non si esce. Un nuovo pensiero si affaccia alla mente: “ci sono riuscito grazie all’effetto farmacologico, ma quando smetterò di assumere la pastiglia magica tornerò ad essere al punto di partenza”. Braccio di Ferro non é un uomo forte, che riesce a sollevare un’auto o a lanciare nell’iperspazio un blocco di cemento. Se non avesse a portata di mano gli spinaci, magari non riuscirebbe neanche ad aprire il barattolo di marmellata di Nonna Papera (sempre che i due personaggi possano incontrarsi in qualche storia prima o poi, e noi lo vogliamo sperare). O forse é un uomo fortissimo, ma non lo sa, e non lo saprà, almeno finché non finiranno le sue scorte di barattoli.

Se il “successo prestazionale” é creato da un agente esterno, l’insicurezza aumenta anziché diminuire. Riuscire a fare, invece, esperienza positiva di piacere tra le braccia dell’altro senza artifici chimici, trasforma il circolo vizioso in circolo virtuoso.

E come fare questa esperienza positiva? Cercando un aiuto psicologico, psicoeducazionale, psicoterapeutico, a seconda delle circostanze, che vanno valutate di caso in caso con l’aiuto di un professionista.

Come non esiste un farmaco che abbia tra le indicazioni il trattamento della paura dell’altezza, così la pillola per l’erezione non prevede il trattamento di un disagio psichico, relazionale o emotivo che può stare alla base del malfunzionamento di quel processo naturale che é la risposta sessuale.

Eppure molte campagne e iniziative riguardanti la salute parlano del benessere solo in termini medici, escludendo gli aspetti psicologici e di relazione del vivere bene.

Dopo la campagna di marketing sul farmaco per l’eiaculazione precoce, di cui ho già scritto in un articolo precedente (“L’eiaculazione precoce é un problema psicologico” – Titolo originale: “La sessualità nel paese delle meraviglie”) ecco spuntare nuove iniziative di medicalizzazione dei problemi sessuologici (Leggi: “Sesso. Nascono i pronto soccorsi per la coppia” – Quotidiano Sanità). Come può essere esclusa la figura dello psicologo da un ambito di intervento così strettamente psicologico come quello del benessere della coppia? La Commissione Tutela dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, di cui faccio parte insieme ad altri consiglieri, tra cui le colleghe Marzia Cikada e Giovanna Verde, anch’esse molto attente, come me, al tema del benessere sessuale, ha preso a cuore questo argomento di interesse pubblico ed é stata così formulata una risposta immediata alla notizia, da parte del nostro Ordine Professionale piemontese, firmata dal nostro Presidente, che potete leggere qui: “Pronto soccorso per la coppia. Non medicalizziamo i disturbi sessuali”.

Perché una soluzione parziale del problema non cambi la natura del problema.

 
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