Home / Articoli / Psicologia acustica…e motociclistica (di L.Salvai)

 

“Senti che fuori piove, senti che bel rumore”

(Sally – Vasco Rossi)

Un bel rumore la pioggia, quando si è nel letto e ci si sta per addormentare, o quando si ha un  buon libro in mano e si sta seduti su una poltrona vicino alla finestra, e probabilmente in molte altre occasioni. Non è molto bello, invece, svegliarsi al mattino con il suono delle gocce che cadono sulla tenda, quando si è in campeggio al mare e si prospetta una giornata senza spiaggia, o quando si è programmato un bel giro in moto e fuori c’è il diluvio.

Siamo noi ad attribuire il significato alle cose e agli eventi, e lo facciamo in base al contesto, alle passioni, ai desideri, alle emozioni che proviamo.

Le nostre attività quotidiane hanno a che vedere con le esperienze emotive, e molte di queste esperienze emotive coinvolgono i nostri sensi: ciò che vediamo, ciò che assaporiamo, ciò che odoriamo, ciò che tocchiamo, e anche ciò che sentiamo. La nostra vita di ogni giorno è contornata da tantissimi suoni: voci, rumori meccanici, musica, scricchiolii, cigolii, boati, scoppi, fruscii, miagolii, ecc..

Esistono dei suoni che non abbiamo mai udito (es. il canto di una specie di uccello che vive nelle Galapagos), dei suoni rari e dei suoni che invece sono usuali. Alcuni attivano in noi un senso di allarme, altri li consideriamo fastidiosi, insignificanti, familiari, ecc. In ogni caso, i suoni e i rumori che sentiamo hanno la capacità di suscitare in noi delle risposte emozionali.

Pensiamo al suono irritante della sveglia o al rumore piacevole della macchinetta del caffé al mattino. Eppure ci sono delle volte in cui il suono della sveglia è piacevole, perché dà inizio ad una giornata per noi tanto attesa, e delle persone a cui il suono della macchina per l’espresso è totalmente indifferente (a chi non ama il caffé, ad esempio) o addirittura fastidioso (magari perché uno ci lavora accanto ogni giorno per dodici ore).

Non è facile predire quale può essere la sensazione che un suono può dare a chi lo ascolta, perché non esistono suoni piacevoli e suoni spiacevoli, semplicemente esistono dei suoni percepiti come piacevoli o spiacevoli, in base ai contesti (fattori esterni) e alle persone (fattori interni). Ad esempio, se si è in uno stato d’ansia, si può percepire il volume di un suono come più elevato o disturbante rispetto a quello che si percepirebbe in un momento di tranquillità.

Le circostanze specifiche in cui un evento acustico si verifica, influenzano il giudizio sull’evento stesso e anche un suono solitamente fastidioso può, in certi casi, essere considerato piacevole.

È possibile che una persona trovi terribilmente spiacevole ascoltare un tipo di musica, benché armoniosa, e trovi invece piacevole il suono di un motore in accelerazione.

Ad esempio, per un appassionato di Harley Davidson, il rumore della marmitta è un suono piacevole, che rievoca momenti di divertimento, libertà, senso di appartenenza. Un suono, ascoltato a lungo durante lo svolgimento di attività che danno piacere, diventa a sua volta evocatore di emozioni positive.

Ma non è solo questo il motivo per cui chi possiede una moto di questo tipo non trova spiacevole il suo rumore: l’Harley-Davidson è una passione, un simbolo, un culto; è estetica ed acustica; è un’estensione della personalità. Andare a un raduno con decine di migliaia di moto e non vederne una identica all’altra pare strano, ma non lo è…. gli “harleysti” sono persone molto creative. Ognuno fa della moto che possiede la SUA moto, con la verniciatura, l’inserimento di accessori, la cura dei particolari estetici ed acustici. Talvolta c’è anche un po’ di animismo nella testa dei motociclisti, e la moto diventa qualcosa di vivo, dotato di personalità, con cui condividere tanti momenti e a cui parlare.

La percezione del suono e il valore semantico dell’esperienza associata ad esso sono un tutt’uno. Così, avere 5 moto accese sotto la propria finestra può essere spiacevole, mentre partecipare a una parata di 500 moto con la propria due ruote in mezzo al frastuono delle marmitte può essere assolutamente appagante.

La moto è un’esperienza corporea, emotiva, cognitiva, ma anche spirituale: permette di essere maggiormente in contatto con il presente (focalizzazione sul momento), con ciò che sta intorno (ambiente, paesaggio) e con gli altri (amicizia, interazione, solidarietà, appartenenza).

Per le coppie, viaggiare in moto crea complicità, cooperazione, vicinanza, fiducia reciproca: si esplorano nuovi luoghi, ci si pone degli obiettivi insieme, si condividono momenti di relax, avventura e divertimento che un viaggio in auto o una serata davanti alla televisione non possono dare. A volte, però, il motociclismo non è una passione condivisa e può essere pertanto anche motivo di dissenso tra i partner…. un vero peccato!

C’è chi dice che i centauri abbiano un forte istinto di morte, ma la moto è proprio il contrario di questo: è voglia di sentirsi vivi, è corpo, è anima, è pensiero, è sensazione.

Andare in moto può essere uno dei tanti modi per coltivare il proprio benessere psicologico e relazionale. In sella si giocano molti generatori di significato, tra cui il potere, la libertà, l’amore.

Quando impari a guidare una due ruote, senti spesso dire che la moto va dove guardi….a me sembra una bella metafora della vita, a voi no?

 
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