Home / Articoli / Momenti di felicità (di L.Salvai)

 

Si è da poco concluso il primo Festival della Psicologia in Piemonte, una due giorni di incontri, confronti e diffusione della cultura del benessere.

Abbiamo parlato di felicità, in molti modi e attraverso differenti prospettive: l’abbiamo vista dall’alto, con l’aperitivo sul pallone e girandoci intorno, in una piacevole camminata per la città. L’abbiamo scoperta attraverso il gioco, la musica, la cucina, la fotografia, il rapporto con i nostri amici animali. L’abbiamo rappresentata attraverso il cinema, il disegno, il suono di un pianoforte o di un’orchestra. L’abbiamo analizzata con economisti, psicologi, giornalisti, registi. L’abbiamo guardata attraverso gli occhi dei bambini, e anche usando un pizzico di magia.

Ma la felicità l’abbiamo soprattutto vissuta, stando insieme, condividendo dei grandi e piccoli momenti sociali e speciali.

Che cosa è la felicità, allora? Appena ci pensiamo razionalmente già la sua essenza sembra sfuggirci, perché felicità è spontaneità, è godere delle piccole cose, è vivere con gli altri, è provare emozioni.

Non si può essere felici da soli: le nostre relazioni sono, fin dalla tenera età, il motore della nostra vita. Il rapporto con i genitori, i giochi sociali e spontanei con i coetanei, sono l’humus su cui cresce il futuro adulto felice. Ce lo hanno detto Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, e Anna Oliverio Ferraris, psicologa, psicoterapeuta e direttrice di “Psicologia Contemporanea”.

La qualità delle relazioni con chi si prende cura di noi, in tenera età, è ciò che ci permette di costruire una visione di noi stessi come persone amabili, e la sicurezza interna necessaria a vivere nel mondo, ad affrontare le sfide della vita, a valorizzare le nostre risorse personali. Un bambino felice è un bambino amato, e un bambino amato sarà un futuro adulto felice, in grado di mettere in atto comportamenti positivi verso sé e verso gli altri.

Le relazioni interpersonali si ampliano con il tempo, e dal rapporto quasi esclusivo con le persone che si prendono cura dei bambini all’inizio del loro percorso di vita, si passa alla costruzione di nuove reti sociali, fondamentali per la crescita felice. Il gioco tradizionale e spontaneo con i pari è il mezzo principale attraverso il quale il bambino impara a socializzare, ad acquisire nuove abilità, ad apprendere le regole dello stare insieme agli altri, a regolare gli stati emotivi, a risolvere i problemi e tollerare le frustrazioni, oltre che a vivere momenti di felicità e libertà. Tutte queste competenze non possono essere apprese davanti alla televisione o a un videogioco.

Giuseppe Virciglio, dirigente psicologo all’AslTo1, ci ha parlato di “momenti di felice età”, di diversità evolutive e inclusione scolastica, dell’importanza di favorire la collaborazione tra famiglie e scuola per permettere ai ragazzi che presentano delle disfunzionalità di essere riconosciuti e valorizzati e di sviluppare le competenze necessarie ad agire nel contesto. L’essere riconosciuti rende felici, perché permette il fondamentale incontro tra la dimensione individuale e quella sociale, fatta di sostegno, condivisione, scambio.

Ezio Mattio, psicologo e psicoterapeuta dell’educazione e della formazione, e Riccardo di Battista, regista, ci hanno parlato del docufilm da loro realizzato, insieme a un team di insegnanti, dal titolo “Nostri Sguardi”. Un progetto che è nato con lo scopo di far comprendere l’importanza dell’ascolto, di avvicinare il mondo adulto a quello degli adolescenti, di apprendere dal confronto tra generazioni differenti, per fare scuola insieme, attraverso il metodo narrativo.

La seconda giornata del Festival della Psicologia si è aperta con un confronto tra studiosi sul tema della felicità. Marco Novarese, Professore Associato di Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale, ci ha fatto comprendere, attraverso un esperimento fatto con il pubblico, che per essere felici dobbiamo saper rinunciare a qualcosa e donare agli altri.  Anche qui è stato sottolineato come l’uomo non possa essere felice da solo, ma solamente all’interno di relazioni, tra l’altro di tipo solidale/altruistico.

Stefano Bartolini, Professore di Economia Sociale presso l’Università di Siena, ha ribadito questo concetto evidenziando come non sia lo sviluppo economico di una società a rendere le persone felici, anzi, lo sviluppo economico ha spesso prodotto insoddisfazione. Il motivo principale della difficoltà a essere felici, è la “desertificazione” delle relazioni tra le persone. Come coniugare, dunque, felicità e prosperità economica? Cambiando la scuola, i media, le città, riducendo il traffico, cambiando il sistema sanitario, riducendo l’impatto della pubblicità sulle nostre vite, passando dalla società del “ben avere” a quella del “ben essere”. Interrompendo il circolo vizioso che fa sì che la povertà relazionale causi la povertà di tempo (chi ha poche relazioni lavora di più e cerca la soddisfazione nel denaro e nel successo) e la povertà di tempo causi la povertà relazionale (chi lavora molto e ha poco tempo sviluppa minori relazioni o relazioni peggiori). La povertà di tempo e di relazioni è povertà di benessere e quindi di felicità. Il consumismo non rende felici, anzi, è spesso causa di disagio psichico. Le persone più consumiste hanno generalmente anche delle relazioni più superficiali e opportuniste e meno cooperative e solidali. La nostra società sta creando nuove generazioni nate e cresciute per lavorare, comprare, possedere, competere ed essere destinate alla povertà relazionale. Si può e si deve, dunque, lavorare per invertire la tendenza e creare un circolo virtuoso che migliori le relazioni e il benessere sociale.

Maurizio Pallante, saggista e fondatore del “Movimento per la decrescita felice”, ci ha spiegato come la decrescita sia la proposta di introdurre nel prodotto interno lordo elementi di valutazione di tipo qualitativo. Esistono, infatti, delle merci che non sono beni, cioè prodotti e servizi che si scambiano con il denaro e non prodotti e servizi che rispondono a bisogni o che soddisfano desideri e che possono essere autoprodotti e scambiati sotto forma di dono di tempo reciproco. Aumentare la produzione di beni significa recuperare il “saper fare” e la dimensione delle relazioni e quindi vivere una vita migliore, più soddisfacente e più felice.

Norma de Piccoli, Professoressa di Psicologia Sociale e Psicologia di Comunità presso Università degli Studi di Torino, ci ha spiegato che spesso si ritiene che felicità e benessere siano la stessa cosa, invece non è così: la felicità, infatti, è uno stato d’animo che non può rappresentare una condizione esistenziale permanente, mentre il benessere sì. Il benessere non deve essere considerato solo come assenza di disagio o malattia, ma anche come promozione dello sviluppo della persona e miglioramento della qualità della vita.

Abbiamo cercato, in questi due giorni di Festival della Psicologia, di promuovere il benessere in tutti i settori della vita quotidiana, sviluppando la creatività e il gioco dei bambini (con i laboratori di cucina, di marionette, di musica) e le arti espressive:  Damiano Accattoli, responsabile del progetto Scuola Popolare di Musica di S. Salvario (Ass. CineTeatro Baretti), Davide Livermore,  regista teatrale, direttore artistico del Palu de les Arts di Valencia ed Emanuele Ferrari, pianista e narratore, ci hanno parlato della musica come generatore di felicità per le nuove generazioni.

Abbiamo parlato di televisione, teatro, arte, scrittura pensati per la felicità; abbiamo sperimentato la danza come movimento espressivo e relazionale, insieme a Leandra Perrotta, psicologa, psicoterapeuta, psicodrammatista e danzamovimento terapeuta; abbiamo scoperto angoli di felicità camminando per la città; abbiamo visto la felicità dall’alto di un pallone aerostatico; abbiamo compreso come far felici (ed essere felici con) i nostri amici a quattro zampe, insieme a Fulvio Cerutti, giornalista de “La Stampa” e inventore di “LaZampa.it”, Deborah Catalano, Medico veterinario, PhD, pet therapist, Vicepresidente Ass. UAM Umanimalmente, Veronica Coppola, psicologa, pet operator Ass.UAM Umanimalmente, Donatella Pasquale, Presidente Scuola Italiana Cani Salvataggio Piemonte ed Erika Nano dell’Associazione Protezione Micio. 

Abbiamo scoperto la felicità dell’Opera, con Silvio Morganti, psicologo, docente universitario presso il Politecnico di Milano e la Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, e anche quella della musica, attraverso l’emozionante performance di Emanuele Ferrari, che attraverso il pianoforte e la narrazione, ci ha fatto viaggiare tra le note di Gershwin.

In apertura a tutti gli eventi, sono stati proiettati i video: “Vivere la vita con gusto, “Una vita in armonia” e “Ritrovare la strada”, che hanno riscosso un grandissimo successo sia sul web che nelle giornate della manifestazione. Un’occasione per parlare in modo semplice ed efficace, con grande impatto emotivo, dello psicologo, del benessere e della felicità.

Il Festival della Psicologia si è concluso con la premiazione dei vincitori dei contest di foto, parole e ricette sulla felicità e il grande spettacolo di magia e comicità di Mister David, artista del cast di Brachetti&Friends, capitanato da Arturo Brachetti… perché la felicità è anche sorprendersi e condividere un momento di puro divertimento, grandi e bambini insieme.

La magia non è finita qui. Vi aspettiamo il prossimo anno per una nuova edizione del Festival della Psicologia, per trascorrere insieme ancora tanti piccoli e grandi momenti di felicità e benessere.

 
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