Home / Articoli / Madri hygge: l’importanza delle reti sociali per il sostegno alla genitorialità (di L.Salvai)

 

Nel momento in cui un bambino nasce anche una madre sta nascendo.
Lei non è mai esistita prima.
La donna esisteva, ma la madre, mai.
Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo.
(Osho Rajneesh)

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Diventare genitori è certamente uno dei più grandi cambiamenti che la vita riserva, e per quanto ci si sia informati, per quanti libri si siano letti, per quante testimonianze si siano ascoltate, non si è mai abbastanza preparati agli sconvolgimenti che questa nuova esperienza porta con sé.

Se è difficile essere genitori, lo è ancora di più essere madri, poiché se alcuni risvolti della nascita di un figlio, come le notti insonni, il timore di non fare le cose bene, la riorganizzazione pratica famigliare, possono essere condivisi, anche parzialmente, l’allattamento, i cambiamenti ormonali e fisici del post-partum sono tutti a carico della donna, con tutti gli aspetti psicologici connessi.

Molte neomadri affrontano questa sfida principalmente da sole e tendono a isolarsi o a ridurre le relazioni sociali per affaticamento, aspetti depressivi, o timore del giudizio degli altri, che sembrano tutti più esperti e pronti a dispensare consigli e critiche.

Eppure, al contrario, il supporto della famiglia, degli amici, dei partner, di altri genitori, può essere fondamentale per ridurre lo stress e sostenere questa fase nuova e delicata della vita, che è la crescita di un figlio.

È stato provato da tempo che avere delle buone reti sociali migliora la capacità di affrontare gli eventi e di gestire lo stress, aumenta la capacità di resilienza e addirittura influisce sul benessere fisico (rafforzamento del sistema immunitario). La qualità della vita è dunque, in ogni situazione, migliorata dalla ricchezza delle relazioni, e il sostegno degli altri, il confronto con gli altri, risultano fondamentali soprattutto nelle tappe evolutive principali, come quella di diventare mamma.

Essere connessi con le altre persone, non solo virtualmente, permette di essere più sereni e più felici e di vivere meglio. Lo hanno capito soprattutto in Danimarca, la nazione che è considerata come la più felice del mondo, che ha inserito nel suo stile di vita un modo di essere che viene riassunto con la parola “hygge” (che si pronuncia, più o meno, ügge).

Cosa significa questo termine un po’ oscuro e difficilmente traducibile in italiano? Significa creare, in ogni momento, un’atmosfera accogliente, insieme alle persone care, i familiari, gli amici. Significa essere in un clima libero dallo stress, un clima di condivisione e intimità con gli altri.

A volte ci sentiamo così quando ci riuniamo con altre persone per festeggiare un evento. Ad esempio, il Natale può essere una occasione hygge emblematica. Però è importante che le situazioni di accogliente condivisione diventino più frequenti e non si limitino solo alle principali ricorrenze.

Come si diventa una madre hygge? Non isolandosi ma condividendo questo momento di cambiamento e crescita con gli altri (famiglia, gruppi di genitori, amici).

Confrontarsi con altre neomamme può essere utile per imparare diversi stili genitoriali, per scambiarsi difficoltà, problemi e soluzioni.

È importante, però, anche coltivare il rapporto di coppia cercando degli spazi, anche piccoli, di intimità e condivisione, e continuare a frequentare amici e persone con interessi diversi, per avere uno spazio mentale e di azione altro dalla routine genitoriale (il tempo può essere molto limitato, ma un piccolo angolino ogni tanto può essere ritagliato).

Aprirsi agli altri è utile; meglio, quindi, non indossare una maschera di invulnerabilità o perfezione. Se non mostriamo le nostre vulnerabilità, difficilmente gli altri comprenderanno i nostri bisogni e ci offriranno il loro supporto.

Non esiste un modo perfetto di fare le cose, al limite ci sono dei modi giusti e altri sbagliati, ma si impara anche per prove ed errori. Il confronto con altre mamme può essere utile anche per evitare di ripetere degli errori già corretti da altri. Se non si ha la possibilità di partecipare a un gruppo di confronto o sostegno tra neomamme, si può cercare online un forum serio che tratti questi argomenti, dove scambiare opinioni e suggerimenti.

Infine, se tutte queste strategie non bastano a superare questa delicata fase di transizione, se il sostegno di amici, parenti, genitori che stanno vivendo le stesse esperienze non è sufficiente, ci si può sempre rivolgere a un professionista per un supporto di tipo psicologico, anche breve o “all’occorrenza”.

 
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