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Un vecchio racconto…scritto 14 anni fa…

Capitolo I

Era un caldissimo giorno di agosto di qualche anno fa, quando Paolo ed io partimmo per uno dei viaggi più brevi e indimenticabili della nostra vita.

La temperatura, a Torino, superava i trenta gradi e avevamo messo negli zaini solo un costume, dei jeans e qualche maglietta. Eravamo diretti verso la costa ligure, in un posto ancora imprecisato, decisi a trascorrere qualche giorno di vacanza con gli amici.

Paolo era più vecchio di me di sette anni, ma solo all’anagrafe. Per quanto riguarda il comportamento, spesso dimostrava un’immaturità tipica dell’infanzia.

Padre architetto, madre docente universitaria, sorella aspirante attrice, e lui un emerito buono a nulla, sempre in cerca di guai e con un buon angelo custode che gli evitava spesso di farsi rompere la faccia in qualche rissa.

Voleva fare “l’alternativo”, forse per attirare l’attenzione dei suoi familiari, e ci riusciva abbastanza bene, se non altro per le sue magliette nere con i teschi e gli innumerevoli piercing e tatuaggi che aveva sul corpo.

In realtà, per noi che lo conoscevamo, era un bravo ragazzo, tranne quando beveva troppo. In quei casi era meglio stargli alla giusta distanza, perché diventava aggressivo e intrattabile.

Avevamo appuntamento con gli altri in un autogrill sulla Torino-Savona ed eravamo partiti con un lieve anticipo, poiché la mia vecchia Volkswagen aveva bisogno di una controllata all’olio e agli pneumatici.

Anna ci avrebbe raggiunti con il suo ennesimo fidanzato, un tipo simpatico, tutto portafoglio e muscoli.

Con loro c’erano anche Tony e Claudio, gli intellettuali della compagnia. Frequentavano entrambi la Facoltà di Fisica e condividevano tra loro la passione per il “punk rock” e i vestiti all’ultima moda, un connubio davvero singolare.

Chissà, forse avevano costretto “Mister body building” ad ascoltare una delle loro cassette “hard”, durante il viaggio.

Anna era sempre stata bellissima, ma il nostro rapporto non era mai andato al di là di una grande amicizia, ad esclusione di una volta quando, entrambi ubriachi, eravamo “inciampati” in un bacio casuale. Fu un episodio al quale demmo poco peso, poiché in fondo sapevamo entrambi che nel ruolo di fidanzati non ci saremmo sentiti molto a nostro agio.

Arrivati sul luogo dell’incontro, Paolo ed io lasciammo il maggiolone nelle mani del benzinaio e ci andammo a sedere all’ombra, per fumarci una sigaretta.

Due bei tipi davvero: io con un “look” alla Charles Manson, e lui che sembrava uscito da un video di un gruppo “heavy metal”.

Nessuno è più conformista di chi fa di tutto per non esserlo, e noi eravamo così: un operaio metalmeccanico travestito da “figlio dei fiori” e un tizio che cercava di nascondere una famiglia troppo perbene e un conto in banca a sei cifre sotto l’inchiostro dei suoi tatuaggi.

Il benzinaio ci fece un cenno da lontano. Ci alzammo per andare a vedere se aveva terminato il lavoro.

Fu in quel momento che udimmo lo schianto.

Molta gente uscì dal bar per vedere cosa era successo. Alcuni si misero a correre e io e Paolo corremmo con loro, ma era come se tutto si muovesse al rallentatore.

Le macchine coinvolte nell’incidente erano tre.

Una era il fuoristrada di “Mister muscolo”.

Anna era morta. Anche gli altri.

Mi sono chiesto mille volte perché sia accaduto proprio a lei.

Me la sono presa con me stesso e poi con la vita. Mi sono domandato che senso aveva nascere, per morire così presto.

Sono passati sei anni.

Lei ora ne avrebbe ventisette.

 Capitolo II

SEI ANNI PRIMA…..

Finalmente è arrivata l’estate. Sono stufa di starmene chiusa in casa ad aspettare che lui torni, per poi non essere nemmeno degnata di uno sguardo. Negli ultimi tempi Giorgio è cambiato molto e non capisco il perché. E’ sempre nervoso e arrabbiato, e non mi parla quasi più.

Una volta gli piaceva accarezzarmi, ma ultimamente si comporta come se io non esistessi ed io ci soffro parecchio. Ho bisogno di lui.

Ma adesso che le vacanze sono arrivate, sono sicura che le cose cambieranno e passeremo più tempo insieme. Vorrei tanto che tutto tornasse come prima.

Siamo partiti in tarda mattinata, nonostante il caldo opprimente. Viaggiamo ormai da un’ora e non so dove siamo diretti, ma non importa. L’unica cosa che conta è che staremo insieme.

I preparativi sono stati così frettolosi che Giorgio si è addirittura dimenticato di caricare in macchina le mie cose. Pazienza, probabilmente neanche mi serviranno.

Stiamo entrando in una grossa area di servizio. Sicuramente Giorgio si comprerà un panino e una bottiglia d’acqua e andrà in bagno, prima di ripartire. Avrò un po’ di tempo per sgranchirmi.

Scende dalla macchina e viene ad aprirmi la portiera. Scendo anch’io, sbadiglio, mi stiracchio e mi guardo intorno.

C’è un sacco di gente qui. Bambini che corrono, ragazzi che chiacchierano, persone che mangiano sedute ai tavolini delle aree attrezzate o che fanno rifornimento di benzina.

Ci sono anche due ragazzi un po’ strani, seduti all’ombra. Hanno entrambi una sigaretta tra le dita.

Non sopporto molto il fumo, ma fa troppo caldo per rifiutare l’unico angolino della zona dove si può stare al riparo dal sole. Il posto è un po’ distante dalla macchina, ma Giorgio verrà di sicuro a cercarmi, quando avrà finito.

I due ragazzi mi lanciano un’occhiata e sorridono. Ho sempre un effetto positivo sulla gente. L’ho avuto anche su Giorgio, all’inizio, finché non sono diventata un peso. Sì, mi rendo conto che è questo ciò che non va tra di noi. Da quando sono entrata nella sua vita lui si è sentito meno libero.

E’ passato già un po’ di tempo e non è ancora venuto a cercarmi. Decido di tornare alla macchina.

Nel parcheggio non la vedo più. Forse mi sto sbagliando ed era parcheggiata da un’altra parte, ma ho sempre avuto un ottimo senso dell’orientamento e non credo di averlo perso proprio adesso.

Non è possibile. E’ partito senza di me. Come ha fatto a non accorgersene? Che distratto che è, tra qualche chilometro se ne renderà conto e gli verrà un colpo.

Mi metto a correre lungo la strada per vedere se riesco a raggiungerlo. C’è una macchina parcheggiata nella corsia d’emergenza opposta. Mi sembra la sua. Forse è già tornato indietro. Attraverso di corsa ma, arrivata a metà del tragitto che mi separa dall’auto in sosta, mi accorgo che è diversa da quella di Giorgio.

Sento il rumore di una frenata improvvisa. Una macchina sta per venirmi addosso. E’ troppo veloce, non ce la farà mai a fermarsi. Sbanda, e va a scontrarsi con un grosso fuoristrada che si sta apprestando ad entrare nell’area di servizio il quale, a sua volta, urta una macchina che sta sopraggiungendo dal lato opposto. Quest’ultima, perde il controllo e mi viene addosso.

Solo nel momento in cui vengo investita, mi rendo conto di essere stata abbandonata volutamente. E a questo punto, non mi importa più di morire.

Mi chiamo Macchianera, e sono una bastardina. Il mio padrone invece si chiama Giorgio, ed è un gran bastardo.

 
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