Home / Articoli / Lutto traumatico dopo incidente stradale mortale

 

Intervista rilasciata dalla Dott.ssa Laura Salvai a Luca Palmas di “SOS sinistro mortale”:

Perché all’interno di uno stesso nucleo familiare ognuno dei membri vive la perdita in modo diverso dagli altri?

Innanzitutto perché ognuno di noi è una persona unica, con delle caratteristiche particolari, una particolare personalità e anche delle esperienze pregresse differenti. In più, è anche diverso il nostro legame con la persona che scompare.

In una famiglia, ognuno svolge un determinato ruolo, e quando una persona scompare, in qualche modo, questo ruolo viene a mancare; le persone rimaste, in base alle loro risorse e alle loro capacità, cercano di colmare questo vuoto lasciato, per cui anche le relazioni un po’ cambiano.

Inoltre, il modo di reagire ad una morte improvvisa dipende dalle caratteristiche della persona che resta: la sua personalità, le sue risorse personali, il fatto che abbia già avuto delle esperienze negative precedenti, la presenza di problematiche di tipo psicologico (ad esempio una depressione pregressa). Le risorse di una persona che ha già avuto delle difficoltà o delle esperienze negative o traumatiche sono molto diverse da quelle di una persona che è alla prima esperienza di questo tipo.

Molto dipende anche dalle capacità che abbiamo di vivere le nostre emozioni e di cercare, ad esempio, la vicinanza e il conforto delle altre persone. Ci sono delle persone in cui questa capacità di cercare vicinanza e conforto é presente, altre, invece, nel dolore si ritirano e quindi hanno uno strumento in meno per reagire. Ci sono molte variabili, quindi; la salute fisica e psicologica della persona, il ruolo che ha nella famiglia, l’età, la personalità di base, sono tutte caratteristiche che fanno sì che ognuno di noi reagisca in modo assolutamente unico e personale a una tragedia come questa.

Il lutto traumatico è diverso dagli altri tipi di lutto? C’è qualcosa che lo differenzia? Oppure c’è un solo ed unico tipo di lutto?

Si sta parlando di lutto traumatico e non di semplice lutto, quindi, almeno per quanto riguarda questo aspetto , questo lutto é sicuramente diverso dagli altri. Essendo la morte per incidente stradale una morte  che, generalmente, é imprevista e inaspettata,  ha sicuramente un impatto, a livello emotivo, molto più forte rispetto ad una morte che può essere “attesa”, ad esempio la morte che sopraggiunge dopo una lunga malattia.

Però, possiamo dire che ogni reazione alla morte é di per sé unica, perché innanzitutto é unica la persona che ci lascia; ad esempio, possiamo avere delle reazioni differenti rispetto alla morte di una persona molto giovane, come avviene quando muore un figlio o un bambino molto piccolo, rispetto a una morte avvenuta in età molto avanzata, che anche in questo caso é un po’ più “attesa”.

Poi, abbiamo le caratteristiche della persona che resta: ad esempio la reazione di un bambino al lutto é diversa da quella di un adulto, o di un anziano. Bisogna anche vedere se la persona che resta ha già avuto, nella sua vita, delle esperienze traumatiche, se ha delle risorse personali e sociali per affrontare questa situazione.

Infine, c’é un ultimo fattore che dobbiamo tenere in conto, che é il grado di vicinanza con la persona scomparsa. Parlo di vicinanza e non solo di parentela, ovviamente, perché ci sono delle relazioni significative che non riguardano assolutamente i legami di sangue (pensiamo all’amore per un partner o all’affetto che ci lega a un caro amico). Per riassumere, i lutti sono tutti diversi perché dipendono da tutti questi fattori: dalla persona che ci lascia, dalla persona che resta, che ha una serie di risorse più o meno grandi, a livello personale e sociale, e poi dalle circostanze della morte e dal grado di vicinanza con la persona, come dicevamo.

La persona che vive un lutto attraversa delle fasi, attraverso le settimane e i mesi che seguono la perdita?

Diciamo, innanzitutto, che il lutto é un processo che si svolge in modo naturale, a meno che non sopraggiungano degli intoppi nella sua elaborazione. Sono state identificate delle fasi, però non bisogna intenderle in modo troppo rigido, nel senso che non é che ogni fase abbia una durata precisa, inizi e poi finisca e si passi alla fase successiva. Ogni fase non é neanche vissuta allo stesso modo da tutte le persone e non é neanche detto che tutte le persone superino tutte le fasi; alcune interrompono il processo prima, e questo é quanto accade quando il lutto non viene elaborato in modo adeguato. Inoltre, passare ad una fase successiva non significa che non si possa tornare, dopo un po’, a una precedente, ad esempio ad una riacutizzazione del dolore. Possono essere dei brevi momenti, in cui si sta pensando alla persona scomparsa, oppure c’é qualcosa, una canzone che riascoltiamo, un profumo che c’é nell’aria, una foto che esce fuori da qualche cassetto, che ce la ricorda e ci fa sentire di nuovo quell’acuto dolore della perdita; però, generalmente, sono dei momenti molto più brevi rispetto a quelli che si verificano nei primi periodi.

Per dire come funziona il processo, dopo una fase iniziale di forte shock, di incredulità, di negazione e non accettazione della morte della persona cara a livello cosciente, si passa, di solito, ad un periodo di forte sofferenza, che cresce a mano a mano che la perdita diventa progressivamente più consapevole.

A livello di emozioni, si provano generalmente tristezza, rabbia, spesso anche sensi di colpa e il pensiero é focalizzato sulla persona perduta. Ci si rende conto, ad un certo punto, che questa perdita é irreversibile e quindi compaiono anche la disperazione e il senso di impotenza. Succede che ci si isoli un po’, si abbia difficoltà a soddisfare i propri bisogni personali. La progettualità per il futuro é un po’ bloccata, o molto ridotta, comunque.

Con il passare del tempo, se questo processo naturale di elaborazione del lutto ha un esito positivo, compare l’accettazione e quindi si recuperano, via via, le capacità di svolgere le attività quotidiane, di intrattenere le relazioni, di coltivare i propri interessi e anche di perseguire i propri obiettivi e scopi futuri.

Un importante traguardo, nell’elaborazione del lutto, è quello che viene chiamato il ricollocamento, che consiste nel cercare altrove, anche spezzettate, anche se non complete, parti di quello che la persona rappresentava per noi o ci dava. Per fare un esempio, ci sono molti genitori che dopo la perdita di un figlio iniziano a fare del volontariato e ad occuparsi di altri bambini. Non é una sostituzione, nel senso che non é che occuparmi di un altro bambino vuol dire sostituire lui al mio bambino; si tratta di un modo per ricercare qualche parte del mio rapporto con lui, di quello che io gli davo e ricevevo, in altri ambiti. Questo é un modo importante per riuscire a superare il dolore della perdita.

 
Share this page
 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.