Home / Articoli / Lo psicologo come il Minotauro (di L.Salvai)

 

Non fatevi trarre in inganno dal titolo di questo articolo. Lo psicologo non è come il Minotauro perché si addentra nei labirinti della sofferenza, ma per un semplice vezzo di chi scrive di associare la mitologia greca a quella contemporanea.

Cosa ha in comune lo psicologo con il Minotauro? Forse non molte cose, ma sicuramente il fatto di essere visto così come viene raccontato, spesso da persone che neanche conoscono chi sia o cosa faccia e che non lo hanno mai incontrato. Chi ha avuto occasione di accompagnare Teseo nel labirinto e di vedere come era fatto e come si comportava l’amico con le corna? Nessuno. Quindi quello che si conosce di queste figure mitologiche è quello che viene raccontato, il loro mito, appunto:

–  Lo psicologo generalmente è anziano; ha la barba e il sigaro e, se è una donna, ha i capelli bianchi, il tailleur e la collana di perle.

– Gli psicologi curano i matti, e per farlo li stendono su un lettino, vedendoli cinque volte a settimana, per dieci o quindici anni. Gli psicologi sono cari, chi si può permettere venti sedute al mese per un decennio?

– Lo psicologo non serve, siamo tutti in grado di essere psicologi di noi stessi, basta volerlo. Poi, che differenza c’è tra uno psicologo e il mio amico Alberto o la mia vicina di casa, tanto gentile, da cui vado a confidarmi da quando ero bambino?

A volte si passa dall’idea che lo psicologo non faccia nulla di diverso da quello che fa la fruttivendola, a quella di un personaggio dalle capacità quasi paranormali:

– “Sei psicologo? Allora mi leggi nella mente!”

– “Stanotte ho sognato un’auto a forma di colibrì, però di colore più simile a quello di un coleottero geneticamente modificato. Sulla macchina c’erano i Flinstones e stavano ascoltando una musica metallara a tutto volume. Tu che sei psicologo, cosa significa questo sogno”?

Ecco allora delle nuove caratteristiche emergere e rendere ancora più mitologica la nostra figura: siamo anziani, con sigaro o perle, e abbiamo in testa il cappello di mago merlino e in mano la sfera di cristallo.

Un’immagine che mette angoscia o che suscita perplessità. Ma rasserenatevi, perché per fortuna la realtà è molto diversa dalla mitologia.

Lasciamo da parte età e look dello psicologo, che sono ampiamente variabili (si possono trovare anche donne con il sigaro e uomini che amano le perle, alla fine tutti quanti siamo persone prima che stereotipi), e veniamo invece alla parte più importante, quella relativa al cosa lo psicologo fa e come lo fa, e anche a quello che non fa:

1) Lo psicologo non cura i matti, perché i matti non esistono. Esistono invece forme di sofferenza di diversa entità, che possono nascere in qualunque persona e possono essere dovute a difficoltà legate ad eventi di vita, a problematiche di salute, lavorative o relazionali.

2) Lo psicologo non si occupa essenzialmente di disagio grave, ma anche e prevalentemente di altre cose: di consulenza, sostegno, prevenzione, promozione della salute, ad esempio.

Per un approfondimento su questi primi due punti, potete leggere i seguenti articoli, pubblicati precedentemente sul blog:

Ti sembro matto?

Perché rivolgersi allo psicologo

3) Non tutti i professionisti usano il lettino, quindi non vi stupite se entrate nello studio di uno psicologo o di uno psicoterapeuta e non lo trovate. La modalità di lavoro dipende dal singolo professionista e dal suo tipo di formazione, in ogni caso quella più frequente, attualmente, è quella “faccia a faccia”, con i due o più interlocutori seduti uno di fronte all’altro.

4) Non tutti i percorsi durano decenni: ci sono delle consulenze e delle terapie che si concludono in tempi brevi. Anche la frequenza delle sedute è assolutamente variabile. Le cinque sedute settimanali raccontate nei film di Woody Allen sono tipiche della psicoanalisi classica (ricordate Freud?).

Negli approcci più recenti, in genere gli incontri avvengono una volta alla settimana; esistono, inoltre, particolari forme di terapia, come ad esempio quella sessuologica di coppia, che possono addirittura avere frequenza bisettimanale.

Ricordiamo sempre che la frequenza delle sedute e la durata della consulenza/terapia dipendono da tre fattori fondamentali: il modo di lavorare del professionista, la tipologia di cliente/paziente e il tipo di sofferenza che porta. Una terapia con frequenza settimanale, può inoltre, successivamente, essere intensificata o, al contrario, le sedute possono essere diradate, a seconda dell’esigenza specifica di un dato momento del percorso.

5) Anche i costi delle sedute possono variare, in base al tipo di lavoro, al numero di persone che vengono viste contemporaneamente, e al singolo professionista. Ad esempio la terapia di coppia e la terapia familiare hanno dei costi diversi da quella individuale o da quella di gruppo, o ancora da quella a distanza o a domicilio. Chiedere informazioni sulle tariffe è assolutamente lecito, e può essere fatto al primo contatto telefonico o via mail che si ha con lo psicologo.

6) E’ molto importante avere una buona rete sociale, degli amici, dei parenti e familiari, dei vicini di casa con cui condividere la propria storia e a cui chiedere aiuto e sostegno. Benché tutte le persone possano essere utili, comprensive ed empatiche, il loro intervento è molto diverso da quello di un professionista. Perché lo psicologo, lo psicoterapeuta, il sessuologo, non hanno solo sviluppato le doti di empatia e comprensione, ma hanno anche delle competenze scientifiche e relazionali specifiche.

7) E fare gli psicologi di se stessi? Idea carina ma spesso irrealizzabile. Se fosse attuabile, non ci sarebbe più la sofferenza psichica. Quanti avvocati di se stessi sono stati condannati dai tribunali? Non lo so, sarebbe bello avere una statistica, no?

8) La psicologia si studia nelle università e nelle scuole di specializzazione, non certo a Hogwarts. Non leggiamo nella mente, non abbiamo sfere di cristallo e non facciamo la scansione a tutte le persone che incontriamo o ci troviamo davanti, tanto quanto un ginecologo non visita le parti intime di tutte le donne che incontra sul tram.

Quello che noi psicologi facciamo, invece, è mettere a disposizione di chi chiede il nostro aiuto le nostre competenze, accoglierlo, guidarlo, affinché trovi la sua strada o ritrovi i suoi passi.

 
Share this page
 

2 Comments

  1. E se non diamo la risposta attesa ai quiz ci sono i counselor e via…

     

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

 

 
 
Web Design BangladeshBangladesh Online Market