Home / Articoli / Le fiabe sulla sessualità (di L.Salvai)

 

La nostra vita è caratterizzata da una naturale attrazione verso le storie ed è essa stessa una storia, diversa da tutte le altre. Fin da piccoli apprezziamo il valore semantico della narrazione, pensiamo ad esempio a quando eravamo bambini e chiedevamo agli adulti di raccontarci una favola prima di andare a dormire. Noi tutti usiamo continuamente la narrazione per raccontare, raccontarci, apprendere dagli altri e dalle loro storie. Ogni giorno costruiamo insieme racconti e trame e sentiamo il bisogno di condividere le nostre esperienze con qualcuno, di arricchire i nostri racconti attraverso lo sguardo di un altro, sia esso un famigliare, un collega, un partner, un amico.

Io stessa, come professionista, uso il metodo narrativo per parlare di sessualità con le persone, perché é importante usare le storie per educare. Le storie emozionano, mentre il passaggio di informazioni non è sufficiente per apprendere (spesso, infatti, non si fa quello che si sa).

A volte, però, le persone ci raccontano delle fiabe distorte, per perseguire scopi non sempre positivi, sfruttando l’ignoranza come “non conoscenza” delle persone, manipolando teorie scientifiche, concetti psicologici ed etici per scopi ideologici o di potere. La manipolazione dell’informazione non è certo cosa nuova, esisteva ancora prima che esistessero i mezzi di comunicazione odierni. Per rimanere nell’attualità, pensiamo, invece, ad esempio, a come alcune notizie di cronaca vengano pilotate o poste in evidenza per avvallare determinate linee di pensiero (es.marketing politico).

È quello che è successo con la creazione di quelle che chiamerò, simbolicamente, “le fiabe sul gender”, che sfruttano la paura delle persone per supportare ideologie e stereotipi culturali negativi.

Le fiabe hanno solitamente uno scopo formativo e di crescita e rappresentano le diverse fasi e sfide della vita. In passato erano rivolte agli adulti e solo successivamente anche ai bambini. Sono utili per non farli sentire soli nelle loro difficoltà evolutive. Le fiabe della tradizione utilizzano di solito personaggi fantastici come fate, orchi, streghe e giganti e presentano un mondo fatto di bene e di male, di buoni e di cattivi. In genere hanno un lieto fine.

Anche “le fiabe sul gender” (ricordo, un termine che non esiste e uso solo per semplificare lo sviluppo di questa riflessione) raccontano le gesta di personaggi fantastici e inesistenti (es.presunti formatori traumatizzanti e persuasori “omosessualizzanti” nocivi per la crescita sana dei minori); sono rivolte prevalentemente agli adulti, facendo leva, però, sul loro senso protettivo verso i più piccoli. Queste fiabe presentano ciò che è bene (ad esempio, le linee guida dell’OMS per l’educazione sessuale, che vedremo nello specifico a breve) come male e i “buoni” diventano “cattivi”. Le “fiabe sul gender” non hanno un lieto fine: portano al mantenimento di stereotipi culturali negativi e relative conseguenze,  al boicottaggio educativo,  e impediscono un’evoluzione verso una cultura del rispetto della variabilità umana.

Tornando agli “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’OMS da poco citati, cerchiamo di capirne gli scopi principali. Secondo l’OMS l’educazione sessuale è vista sotto la prospettiva dei diritti umani: le persone hanno il diritto di conoscere la sessualità e il diritto all’autodeterminazione nelle questioni legate alla sessualità. Per questi motivi è importante che l’educazione sessuale abbia inizio in età precoce. Spesso quando pensiamo all’educazione sessuale, pensiamo erroneamente alla sessualità adulta e questo ci spaventa, ma uno dei principi cardine dell’educazione sessuale è che questa deve essere svolta sempre tenendo conto dello stadio di sviluppo fisico ed emotivo della persona. Quindi, con i bambini, ogni argomento verrà trattato nel modo più adeguato alla loro età. Ciascun argomento proposto dall’OMS nelle sue linee guida, verrà affrontato gradualmente e rivisitato e approfondito nel corso degli anni, tenendo conto di questo aspetto importante.

Ci sono dei grandi vantaggi nell’inizio precoce dell’educazione alla sessualità e all’affettività: i bambini e le bambine affrontano questi argomenti in modo spontaneo e semplice, quando sono piccoli, e se avranno già familiarità con essi troveranno minori difficoltà ad affrontarli al momento della pubertà, tappa evolutiva più complessa dal punto di vista psicologico e relazionale.

Il documento dell’OMS non è stato letto da molti, benché sia disponibile online e facilmente reperibile, primo perché si rivolge agli “addetti ai lavori” e di conseguenza utilizza un linguaggio tecnico e non divulgativo, e poi perché è molto lungo. Per questo motivo i genitori si sono perlopiù affidati alle spiegazioni riassuntive degli standard, trovate sul web o date durante eventi pubblici organizzati sul tema. La fonte delle informazioni è importante per determinare se quanto si legge o sente di un argomento è attendibile e realistico, ma non è sempre facile distinguere tra le varie spiegazioni che circolano online e offline.

Per questo, come sessuologa, occupandomi anche di educazione alla sessualità e all’affettività, sento il dovere di offrire un punto di vista scientifico a questa questione, per evitare confusione ed allarmismi e conseguente evitamento dell’esposizione dei minori a quello che è un importante percorso di apprendimento utile ad una crescita personale e relazionale sana.

Come sono strutturati gli Standard promossi dall’OMS? Nel documento sono presenti una serie di schede, divise per età. Poiché tali schede sono state spesso decontestualizzate, estrapolandone i contenuti e privandole dei titoli per poi utilizzarle a prova della loro assoluta “depravazione”, innanzitutto per comprenderle bene è necessario contestualizzare. Per farlo non bisogna trascurare il titolo di ogni colonna. Senza il titolo non possiamo capire i contenuti, e questi possono essere interpretati, appunto, in maniera fuorviante.

scheda oms

Nella scheda relativa al target di età 4-6 anni, vediamo subito che c’è la colonna relativa alle informazioni che si vogliono trasmettere attraverso l’educazione sessuale. “Masturbazione della prima infanzia” è uno dei contenuti che “le fiabe sul gender” hanno presentato in modo travisato, sostenendo addirittura che i bambini venissero masturbati dai formatori, cosa che sconcerta, primo perché è un pensiero perverso pensato da persone che hanno l’ambizione di fornire una visione moralmente corretta, e secondo perché una educazione sessuale di questo tipo si configurerebbe come un abuso e pertanto sarebbe penalmente perseguibile. Quale scuola permetterebbe che vengano compiuti dei reati penalmente perseguibili nelle sue aule?

È importante ricordare che le linee guida dell’OMS sono rivolte agli adulti e, nello specifico, agli addetti ai lavori. “Masturbazione” è il termine scientifico esatto per definire la pratica di toccare i propri genitali al fine di procurarsi piacere. Non è questo il termine che verrà utilizzato dai formatori con i bambini piccoli, benché questi scoprano ben presto, da soli e senza che glielo si insegni, che alcune parti del loro corpo, se toccate o accarezzate, danno più piacere di altre.

Nell’infanzia, siamo tutti già dotati di ciò che serve per esplorare la dimensione del piacere, anche se non si tratta ancora di un piacere condiviso.

Al limite, si potrà spiegare, ad esempio, che alcune parti del corpo sono particolarmente delicate e che è importante non toccarle con le mani sporche, oppure che ci sono delle cose che non è sbagliato fare ma che riguardano la sfera personale e non si fanno di fronte ad altre persone.

È importante che venga fornita ai bambini una educazione adeguata e non colpevolizzante su questi aspetti, che li aiuti a sviluppare un’immagine positiva del proprio corpo e a rispettarlo, e a rispettare il corpo degli altri.

Decontestualizzare le schede dell’OMS può portare all’assunzione di informazioni fuorvianti da parte delle famiglie e creare allarme.

Un esempio è la descrizione che è circolata sul web su questa stessa scheda:

“Dai 4 ai 6 anni: masturbazione, significato della sessualità, il mio corpo mi appartiene. Amore tra persone dello stesso sesso, scoperta del proprio corpo e dei propri genitali”. Oltre alla decontestualizzazione, si può notare l’utilizzo di un linguaggio ambiguo, che non permette di comprendere che cosa sono queste specifiche: sono delle informazioni che vengono trasmesse ai bambini? In che modo vengono trasmesse? Si tratta di esercizi e dimostrazioni pratiche? Si tratta di spinte verso determinati comportamenti?

Per capire l’importanza di una corretta educazione sessuale e quali siano gli aspetti che tale educazione deve considerare, dobbiamo fare un passo indietro e capire, prima di tutto, cosa sia la sessualità. La sessualità non è solo genitalità (organi genitali/rapporto sessuale completo). Il “riduzionismo sessuale” ci mostra una sessualità adulta, limitata al coito, esclusivamente eterosessuale, spesso connotata di aspetti negativi (es.malattie sessualmente trasmissibili). Ma la sessualità è tantissime cose e non si può chiuderla in uno stretto contenitore, né definirla in modo univoco o sintetico.

La sessualità, infatti, è: corpo (biologia, sensi, carezze), mente (pensieri, fantasie), emozioni e sentimenti (paura, gioia, senso di colpa, amore, tenerezza, pudore, fiducia, ecc.); è individuale (scoperta, conoscenza di sé, immagine di sé, identità) ma anche sociale (partecipa a costruire la nostra relazione con gli altri); è narrativa (contribuisce alla costruzione della nostra storia personale e relazionale); è semantica (genera senso e significato); è legame (è uno dei collanti relazionali); è ludica (gioco come sperimentazione, gioco con il proprio corpo, gioco con il corpo dell’altro); è culturale  (valori, regole comuni, stereotipi, ecc.), e molto altro ancora.

Il modo in cui si vive la sessualità adulta è condizionato dai modelli sociali e culturali tipici dell’ambiente in cui si vive. La sessualità infantile, invece, è semplice, spontanea, naturale. È legata alla scoperta e al gioco ed è ancora priva di alcuni aspetti relazionali e semantici importanti, che si costruiranno nel corso della crescita.

I modelli sociali e culturali determinano spesso diseguaglianze di genere. Condotta sessuale e genere sono strettamente correlati secondo la cultura, ad esempio. Le tradizioni culturali possono quindi essere limitanti dei diritti umani, quali quello di conoscere la sessualità e il diritto all’autodeterminazione nelle questioni legate alla sessualità, indicati dall’OMS.

La sessualità è una cosa importante e partecipa a dare senso alla nostra vita, e la salute sessuale è componente essenziale del benessere psicologico, fisico e relazionale. Per questo è fondamentale educare alla sessualità e all’affettività, “promuovere, assicurare e proteggere i diritti sessuali per tutti”, “sostenere l’avanzamento verso la parità e l’equità di genere”, “assicurare l’accesso universale ad una informazione ed  educazione sessuale estensiva” (“Sexual Health for the Millennium. A Declaration and Technical Document” – World Association for Sexual Health (WAS 2008).

Ogni essere umano è unico, così come uniche sono la sua storia, le sue esperienze, la sua personalità e l’educazione sessuale rispetta questa unicità, sostiene la capacità di autodeterminazione e il potenziale di ognuno, aiuta i/le bambini/e e i/le ragazzi/e ad essere se stessi, è graduale e rispettosa dei tempi di maturazione fisica, psicologica e relazionale della persona, e non è solo prevenzione dei problemi ma anche promozione del benessere (sessualità come elemento positivo della vita).

Educare alla sessualità e all’affettività non è, come qualcuno vuole far credere, inculcare ai/alle bambini/e idee e valori estranei alla loro natura, portare le persone a rientrare in una media normativa o a contrastarla, istigare alla sessualità o incoraggiare esperienze sessuali precoci (“La panoramica dei risultati delle ricerche  […]  indica chiaramente che l’educazione sessuale, stando alla maggioranza degli studi, tende a ritardare l’inizio dei rapporti sessuali, riduce la frequenza dei rapporti e il numero dei partner sessuali, aumenta i comportamenti di prevenzione a livello sessuale” – Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA; Standard per l’Educazione Sessuale in Europa).

Perché è importante, dunque, educare alla sessualità? Perché la sessualità è ovunque (su internet, in televisione, sui giornali, nei libri, nelle pubblicità, ecc.), ma é gettata nelle mani di chi ancora non la conosce, spesso in modo assolutamente distaccato dal reale. Perché la curiosità verso il sesso non può essere fermata con il vuoto educativo. Perché il modo in cui la sessualità é conosciuta, fa la differenza su come i ragazzi e le ragazze la vivranno da adulti e si porranno in  relazione con loro stessi e con gli altri.

Educare significa fornire ai/alle bambini/e ed ai/alle ragazzi/e gli strumenti necessari per crescere bene, e questo non può essere fatto, se continuiamo a evitare di parlare loro di sessualità e continuiamo a credere alle fiabe che alcuni ci raccontano.

Se la spontaneità delle bambine e dei bambini non viene bloccata da esperienze traumatiche (es. abusi) e se viene sostenuta da una buona educazione sessuale e affettiva, vi saranno tutti i presupposti per sviluppare il proprio vero sé, avere una sessualità adulta piacevole e sana, buone relazioni, fondate sul rispetto del proprio corpo e della propria mente e di quelli degli altri e…

per vivere felici e contenti.

Per un approfondimento sul tema, potete consultare le slide “Le fiabe sulla sessualità: tra cavoli, cicogne e teorie gender”.

 
Share this page
 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

 

 
 
Web Design BangladeshBangladesh Online Market