Home / Articoli / La sindrome di Dorian Gray non è più un problema? (di L.Salvai)

 

“Non sono narcisista né egoista.

Se fossi vissuto nell’antica Grecia non sarei stato Narciso.

E chi saresti stato? Giove” 

Woody Allen

Viviamo in una cultura narcisistica, la più narcisistica della storia dell’uomo. Apparire è fondamentale, essere sempre al top, avere successo, essere famosi. Partecipare a un’edizione del “Grande Fratello”, avere molti “followers” su twitter  o tanti “mi piace” sull’ultima foto pubblicata su facebook, qualsiasi mezzo va bene, l’importante è avere visibilità, coltivare il proprio egocentrismo e superare gli altri.

Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili, perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili” recitava una canzone di  Frankie Hi NRG-MC (“Quelli che ben pensano”).

Il termine narcisismo deriva dalla storia di Narciso, personaggio della mitologia greca che per la sua crudeltà verso chi lo amava e per la sua superbia ebbe la punizione divina di innamorarsi della propria immagine riflessa e morì cadendo nel fiume in cui la contemplava.

Tutti noi abbiamo una dose di egocentrismo, amiamo parlare di noi, e a volte siamo egoisti, ma nel narcisista queste caratteristiche sono ipertrofiche e spesso sfociano nell’onnipotenza e nella manipolazione degli altri. Il narcisista prende senza dare, non prova empatia per gli altri e non si cura della sofferenza che i suoi comportamenti producono intorno a lui.

Ma quand’è che il narcisismo diventa patologico? In quest’era narcisistica riusciamo ad accorgerci quando ci troviamo di fronte a persone pericolose per il nostro benessere psicologico? Oggi come è considerato il narcisismo e chi sono i Dorian Gray del secondo millennio?

In una società devota al successo e all’apparire, il contatto con persone carismatiche e seduttive come i narcisisti diventa particolarmente insidioso.

Quante dipendenze affettive si registrano nel nostro tempo? Quante donne vittime di uomini crudeli, che non riescono a uscire da situazioni relazionali drammatiche? Troppe.

Molti narcisisti sono uomini di successo, leader politici, attori, maghi della finanza. Ecco che allora il narcisismo diventa positivo, non viene visto come un difetto, ma come un pregio. E forse in parte lo è; a piccole dosi, essere narcisisti può portare dei vantaggi notevoli, a livello di realizzazione personale, successo professionale e capacità di leadership.

Attenzione, però, ai narcisisti maligni, ai manipolatori perversi che sfruttano gli altri per il loro vantaggio personale, incuranti dei danni che arrecano, alla ricerca continua di vittime a cui attaccarsi come parassiti, di cui nutrirsi come i vampiri dei peggiori film dell’orrore.

Per il narcisista maligno l’altro svolge la funzione che lo specchio d’acqua svolgeva per Narciso: è per lui uno specchio in cui riflettersi, uno strumento attraverso il quale può contemplare la propria grandezza.

 
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