Home / Articoli / La sessualità nel Paese delle Meraviglie (di L.Salvai)

 

Ricordate la storia di Alice, l’adolescente che inseguiva un coniglio bianco e scopriva il paese delle meraviglie? Quando si trovava in difficoltà, trovava sempre una bottiglietta o un biscottino e, se beveva o mangiava nelle giuste dosi, riusciva a diventare abbastanza piccola da entrare in una minuscola porticina o abbastanza grande da arrivare in alto e raggiungere un determinato oggetto che desiderava prendere.

Lei però stava dormendo, era in un sogno. Noi invece crediamo e speriamo che ad ogni problema, ad ogni disagio, possiamo trovare una risposta rapida e indolore, una pastiglia o un liquido miracolosi che risolvano i nostri guai senza fatica.

Anche questa, a volte, è pura illusione, e realtà e sogno sono certamente molto diversi.

Le nostre aspettative, però, sono spesso stimolate da promesse miracolistiche e non nascono semplicemente dal nulla, o dal nostro desiderio di trovare la lampada magica, strofinarla, e vedere esauditi i nostri desideri.

Pensiamo a quante pillole vengono pubblicizzate, soprattutto nei mesi estivi, prima della cosiddetta “prova costume”, con la promessa di perdite di peso straordinarie, senza il bisogno di diete o attività fisica.

Proprio recentemente, una pubblicità, per attirare l’attenzione su un prodotto per il dimagrimento, recitava: “il dimagrimento che preoccupa i medici, 15 kg persi in un mese”, o una cosa del genere. Venivano mostrate, poi, le classiche foto “prima e dopo”, che raffiguravano persone tristi e obese o comunque in notevole sovrappeso, poi diventate magre, toniche e anche felici.

Un modo di fare marketing certamente efficace, anche se discutibile, che tra l’altro si basa sugli stessi meccanismi della censura, che hanno fatto la fortuna di molti registi. Una pillola che preoccupa i medici, qualcosa di affascinante e proibito, qualcosa che potrebbe fare male ma è anche efficace, dato che produce dei così rapidi cambiamenti.

Dove c’è una domanda, ci sono sempre delle offerte, e anche in ambito sessuale le proposte miracolistiche si sono sprecate negli anni: la pillola o la pomata che fa crescere il seno di due taglie, l’aggeggio che se posizionato nella zona genitale, aumenta le dimensioni del pene.

C’è anche un altro aspetto da considerare: supponiamo di svegliarci questa mattina con un terribile mal di denti. Cosa facciamo per risolvere il nostro problema? Probabilmente telefoneremo al nostro dentista, per chiedere un appuntamento urgente. Non ci rivolgeremmo certo a un ortopedico o a un cardiologo per farci passare il dolore, professionisti certamente qualificati, ma non in questo ambito.

Perché? Perché siamo a conoscenza di cosa fa il dentista e cosa fa il cardiologo e che il mal di denti si cura dal primo e non dal secondo.

Ci sono dei casi in cui le informazioni che abbiamo non ci permettono una scelta consapevole. Nonostante la sessualità sia ovunque, al cinema, in televisione, nelle pubblicità, sui giornali, nei libri, su internet, spesso le persone non conoscono quali sono i processi che ne stanno alla base né le cause dei suoi “malfunzionamenti”.

Alcuni disturbi sessuali possono avere delle origini di tipo organico. Ad esempio un certo numero di disturbi da dolore sessuale (detti dispareunie) e qualche caso di disturbo dell’eccitazione (alcuni disturbi dell’erezione possono in certi casi avere delle origini vascolari). Uno psicoterapeuta che abbia una specifica formazione in ambito sessuologico, sa in ogni caso valutare se sono necessari degli approfondimenti di tipo diagnostico, ad esempio nel caso dei problemi di erezione, può capire, attraverso una serie di domande, se l’ipotesi organica è o non è da tenere in considerazione e, se ritiene che il disturbo non sia puramente di tipo psicogeno, può inviare il paziente a un andrologo per ulteriori accertamenti. In genere, di fatto, il sessuologo invia nella maggior parte dei casi i suoi pazienti ad un consulto medico (ginecologico, andrologico). La stessa cosa purtroppo non avviene abbastanza spesso nella direzione contraria, in un’ottica biopsicosociale del paziente. Anche i disturbi esclusivamente organici hanno delle ripercussioni di carattere psicologico e relazionale sui pazienti.

Ci sono delle problematiche della sfera sessuale che non hanno origine nell’organismo ma che sono prettamente psicogene. L’eiaculazione precoce è una di queste. Eppure, recentemente, è stata pubblicizzata una cura per l’eiaculazione precoce, un farmaco che fa pensare che il disturbo dell’orgasmo maschile sia una condizione esclusivamente di interesse medico. Non lo è, si tratta invece di una problematica molto complessa che coinvolge l’individuo, con i suoi pensieri ed emozioni, e la coppia, con le sue dinamiche relazionali.

È anche pericoloso, a mio avviso, parlare di eiaculazione precoce e di cura attraverso l’assunzione di un farmaco. Perché? Perché si rischia di usare una sostanza che, non solo non serve a risolvere il problema che, nel caso esista, come abbiamo detto, deve essere trattato dal punto di vista psicosessuale, ma anche di utilizzare un farmaco quando il disturbo in realtà non c’è.

Mi spiego meglio: quando si può dire che un uomo soffre di eiaculazione precoce? Quando eiacula dopo dieci minuti? Dopo otto movimenti in vagina? Quando eiacula troppo presto per permettere alla partner di raggiungere l’orgasmo? Il più delle volte questa valutazione è molto soggettiva e dipende anche dal rapporto tra i partner. Tra l’altro, spesso, è una valutazione che non tiene conto di alcuni aspetti importanti, di tipo relazionale, e che si basa anche su delle scarse conoscenze sul funzionamento della risposta sessuale umana. Un esempio? Sono molto poche le persone che sanno che, mentre tutte le donne riescono ad avere un orgasmo se il loro clitoride viene stimolato adeguatamente e per un tempo sufficiente, solo circa il 70% delle donne riesce a raggiungere l’orgasmo attraverso la sola stimolazione data dai movimenti del pene in vagina (benché adeguata e sufficientemente prolungata). Pensiamo a un uomo che ritiene di soffrire di eiaculazione precoce perché, non riuscendo la sua partner ad avere un orgasmo (partner che magari fa parte proprio del normalissimo 30% che non raggiunge l’orgasmo durante il coito), ritiene di “durare troppo poco”.

È importante, dunque, innanzitutto fare una attenta valutazione del problema che il paziente singolo o la coppia portano, aiutarli a comprendere le loro dinamiche relazionali, fornire loro delle informazioni a livello psicoeducativo, tutte cose che un farmaco, da solo, non può fare.

Non esistono soluzioni che vadano bene per tutti e la pillola di Alice esiste solo nel Paese delle Meraviglie. Per dimagrire, così come per ripristinare il benessere sessuale, occorre qualcosa di più di un principio attivo, occorre lavorare su di sé e sulle proprie relazioni.

 
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