Home / Articoli / La psicologa intervista la nutrizionista: incontro con Alessia Bruno (di L.Salvai)

 

Il benessere fisico e quello psicologico sono strettamente correlati. Per questo é importante che chi si occupa di salute posi lo sguardo oltre al suo stretto ambito di intervento e si apra al dialogo con altre figure professionali che operano in settori diversi ma limitrofi al suo. Da questa consapevolezza é nata la mia collaborazione con la Dott.ssa Alessia Bruno, biologa nutrizionista, che ho qui il piacere di intervistare.

Nella staffetta, ogni atleta compete in successione, ma il risultato finale dipende dal contributo di tutta la squadra. Questo é ciò che la cooperazione tra uno psicologo e un nutrizionista può fare: il nutrizionista porta il testimone fino a un certo punto, lo psicologo lo raccoglie e lo porta al punto successivo, ma il traguardo non potrebbe essere raggiunto senza il contributo di tutti.

Esploriamo, allora, insieme alla Dott.ssa Bruno, il tema della nutrizione e le sue correlazioni con la psicologia:

Ciao Alessia e benvenuta. Innanzitutto vorrei chiederti perché le persone si rivolgono (e si dovrebbero rivolgere) ad una nutrizionista.

La maggior parte delle persone si rivolge ad una figura come la mia per dimagrire. In realtà, l’educazione alimentare può fare molto di più: può essere di aiuto in caso di patologie (diabete, ipertensione, calcoli biliari e renali…) e fornire un valido supporto alle terapie; è fondamentale in caso di allergie e intolleranze alimentari (celiachia, intolleranza al lattosio…), poiché il doversi privare di alcune categorie di cibi aumenta il rischio di sbilanciare la dieta; è importantissima durante la gravidanza e l’allattamento; inoltre permette di fare prevenzione, soprattutto in caso di familiarità per alcune patologie. Mangiare correttamente dovrebbe essere un’abitudine di tutti.

Le richieste che arrivano alla tua attenzione, sono sempre congruenti allo stato fisico o di salute dei tuoi clienti?

Quando il cliente ha una patologia nota, soprattutto se diagnosticata da parecchio tempo, tende ad avere una maggiore consapevolezza del suo stato fisico. Quando invece il cliente si presenta con lo scopo di dimagrire o con una patologia appena diagnosticata, può capitare che ci sia un divario tra lo stato di salute e ciò che la persona percepisce: il caso più classico è il cliente che chiede di perdere più peso del necessario o, al contrario, il cliente che pensa di essere in perfetta forma quando in realtà non è così.

Il rapporto con il cibo è strettamente correlato a fattori di carattere culturale e psicologico. Lo stress, la solitudine, il senso di vuoto, possono essere alla base di un’alimentazione scorretta, a livello di quantità eccessiva o insufficiente di cibo consumato, e anche a livello di qualità delle abitudini alimentari.

Nella tua esperienza ti capita spesso di avere la sensazione che questo tipo di correlazione renda più difficile l’adesione ai piani alimentari da te proposti?

Questo aspetto è sempre presente, perché per tutti noi il cibo non è soltanto qualcosa che ci nutre, ma racchiude tanti altri aspetti della nostra vita. In molti casi il cliente riesce a gestire questa correlazione, ma mi capita comunque abbastanza spesso di trovare resistenze al cambiamento di stile di vita che sono apparentemente dovute a problemi di natura pratica, ma che in realtà diventano uno scudo dietro al quale nascondersi per evitare di affrontare il cambiamento a livello psicologico. Più questo scudo è grande e più l’aderenza allo schema alimentare diminuisce.

Ti è mai capitato di consigliare ai tuoi clienti di richiedere un sostegno psicologico per migliorare l’efficacia del tuo intervento?

Purtroppo meno di quanto avrei voluto, in passato, ma credo sia molto importante collaborare direttamente con questo tipo di figura professionale.

Succede spesso che persone affette da malattie quali  il diabete o la celiachia abbiano delle difficoltà a seguire il regime alimentare a loro consigliato? 

Quasi tutti i clienti sono refrattari al cambiamento, ma è chiaro che è molto più semplice convincere una persona a seguire uno schema alimentare per un periodo limitato di tempo piuttosto che spiegare ad un cliente diabetico o celiaco che certe restrizioni non potranno mai essere eliminate. In questi casi ci può essere un atteggiamento di forte rifiuto alla propria condizione, con un crollo psicologico anche importante.

Quali sono i principali fattori che secondo i tuoi clienti rendono loro difficoltoso seguire un’alimentazione adeguata?

Sicuramente la vita frenetica dei nostri giorni, che non permette di dedicare il giusto tempo al cibo, dalla scelta dei prodotti al supermercato, alla loro preparazione, fino al consumo del pasto stesso, creano enormi difficoltà. Tuttavia, sono abbastanza convinta che la vera difficoltà stia nel trovare la forza di superare le (cattive) abitudini: in questo senso mente e corpo sono legatissimi.

C’é qualche rapido consiglio che vorresti fornire ai nostri lettori in merito alla nutrizione?

Ognuno di noi è unico e per questo motivo la buona consulenza nutrizionale è personalizzata. Ovviamente ci sono alcune indicazioni universali e, secondo me, la più importante di tutte è “mangiate cibo vero”. La natura ci offre moltissimi prodotti vegetali e animali che non richiedono tutte le trasformazioni a cui l’industria alimentare ci ha ormai abituati. Se impariamo a cucinare con prodotti freschi faremo del bene al nostro corpo, senza rinunciare al gusto (anzi!).

Per informazioni sui servizi offerti dalla Dott.ssa Bruno:

www.nutrizionistabruno.it

 

 
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