Home / Articoli / Il mondo in una casa (di L.Salvai)

 

“Un uomo percorre il mondo intero

in cerca di ciò che gli serve

e torna a casa per trovarlo”

(George Augustus Moore)

Quanti oggetti acquistiamo nel corso della nostra vita e quante cose ci vengono regalate? Soprammobili, vestiti, scarpe, libri, souvenir, cd, dvd, e chi più ne ha più ne metta. Da molti oggetti non riusciamo a separarci, mentre altri oggetti vengono gettati, regalati, rottamati, prestati e non restituiti. Ma cosa succede se quello che conserviamo e quello che acquisiamo diventa maggiore di ciò di cui ci disfiamo? Quando tutto ciò che abbiamo ci sembra utile ed irrinunciabile, anche ciò che per la maggior parte delle persone non serve a niente? Quando siamo incapaci di eliminare alcunché e allo stesso tempo continuiamo ad acquistare attivamente o acquisire passivamente cose, fino ad ingombrare progressivamente tutti gli spazi della nostra abitazione, compresi quelli vitali, come il letto o la cucina?

Ci sono degli oggetti che hanno un valore sentimentale (ricordi), degli oggetti che hanno un valore strumentale, cioé servono a qualcosa, ma ci sono anche degli oggetti che non servono a nulla e a cui siamo noi a dare un qualche significato.

Una bottiglia di plastica vuota può essere gettata via, ma può essere anche utile per metterci dentro dell’acqua o del detersivo, può essere tagliata e diventare un vaso per i fiori. Tutte le bottiglie di plastica possono in qualche modo essere riutilizzate, allora le teniamo tutte?

L’accumulo é un disturbo molto più diffuso di quanto si possa pensare, tanto che come patologia é stata recentemente inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-V). L’hoarding disorder o disturbo da accumulo consiste, appunto, nella persistente (e quindi non provvisoria o transitoria) difficoltà a gettare via le proprie cose, indipendentemente dal loro reale valore, con conseguente ingombro degli spazi vitali. Le conseguenze sulla propria sicurezza, il buon andamento delle proprie relazioni sociali, il lavoro, sono molto significative.

Il primo caso documentato di disturbo da accumulo é stato quello dei fratelli Collyer, degli anni Quaranta. L’hoarding disorder, infatti, é stato chiamato, in precedenza, con altri nomi, tra cui “disposofobia” e “sindrome di Collyer”.

Homer e Langley Collyer erano di ricca famiglia e abitavano ad Harlem, che in quegli anni era un quartiere prestigioso di New York. Il loro padre era un famoso ginecologo di Manhattan e la loro madre una ex cantante lirica. Erano entrambi laureati: Homer in diritto di navigazione e Langley in ingegneria; grazie ai soldi ereditati alla morte dei genitori, i due fratelli si poterono permettere di non lavorare.

Homer divenne cieco e iniziò pertanto a dipendere totalmente dal fratello. Langley ruppe progressivamente tutti i rapporti con il mondo esterno e allo stesso tempo iniziò a portare il mondo in casa. I due si barricarono letteralmente all’interno del loro palazzo, sempre più pieno di cianfrusaglie e immondizia. Pile di vecchi giornali formavano stretti cunicoli all’interno dell’abitazione, che Langley aveva disseminato di trappole di sua invenzione, per proteggersi dalle eventuali intrusioni esterne.

La casa era sporchissima e non era riscaldata, a causa del mancato pagamento delle bollette, e Homer era fortemente debilitato: soffriva di bronchite e di enfisema polmonare. L’unico ad occuparsi di lui era il fratello e questa dipendenza gli fu letale. Langley, infatti, un giorno, venne schiacciato da un cumulo di roba, caduto sulla sua testa mentre si faceva strada nel labirinto della casa. Homer morì, invece, di fame e sete e probabilmente per le conseguenze del suo stato di salute. Il suo corpo fu ritrovato dalla polizia a poche ore dalla morte.

Dal palazzo dei Collyer furono portate via 120 tonnellate di rifiuti e cianfrusaglie, poi venne abbattuto in quanto pericolante.

La storia dei Collyer ci fa comprendere che il disordine da accumulo non é un disturbo moderno, legato al consumismo della nostra società attuale. È sempre esistito, e ne hanno scritto anche alcuni autori della letteratura greca e latina. Non é neppure una patologia esistente solo in America, anche se la televisione é ormai piena di documentari e serie tv americane che parlano del disturbo (es. “Sepolti in casa”  “Accumulatori seriali”), in tutte le sue varianti (ad esempio l’animal hoarding).

In America il fenomeno assume un’importanza particolare: le abitazioni sono prevalentemente di legno e molto spesso ci sono stati gravi incendi causati dall’accumulo, in cui hanno trovato la morte anche molti soccorritori. Per questo le leggi sono particolarmente rigide e gli sgomberi delle case avvengono spesso in modo particolarmente brusco.

Oltre ai rischi per la sicurezza, bisogna tenere conto anche dei rischi sulla salute delle persone con disturbo da accumulo e i loro figli: in una casa senza spazi vitali diventa impossibile cucinare, lavarsi adeguatamente, dormire in un letto; la corrente e il riscaldamento possono non funzionare, perché diventa arduo effettuare delle riparazioni oppure perché l’eccessivo acquisto di oggetti o la perdita del lavoro hanno causato problemi economici e le bollette non vengono pagate.

Si tratta di situazioni in cui sicurezza, salute personale e salute delle relazioni vengono fortemente compromesse. Tali circostanze richiedono degli aiuti di tipo psicologico (sull’individuo e sulla famiglia), sociale e medico.

A parte i casi più gravi, come quello dei fratelli Collyer, si stima comunque che tra il 2% e il 5% della popolazione abbia una problematica di accumulo rilevante. Probabilmente questa percentuale sarebbe molto più alta, ma questo tipo di problematica é generalmente difficile da condividere con qualcuno e spesso chi la presenta e i suoi famigliari provano vergogna e tendono a non chiedere aiuto.

Inoltre, spesso il fatto di conservare degli oggetti é ritenuto normale: chi di noi non ha tenuto qualche vecchio cimelio di famiglia o un paio di scarpe rotte ma tanto comode per fare giardinaggio? E non sprecare la roba é un comportamento socialmente accettato e rispettato. Per questo motivo, può accadere che i casi di accumulo vengano segnalati solo quando hanno raggiunto dei livelli di gravità molto elevati.

 
Share this page
 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.