Home / Articoli / Il Giorno della Memoria (di L.Salvai)

 

“Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no”

Primo Levi – “Se questo è un uomo”

Domani si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria, per commemorare le vittime dell’Olocausto. Il 27 gennaio di settant’anni fa, le truppe sovietiche liberavano il campo di concentramento di Auschwitz e veniva portato alla luce l’orrore del genocidio messo in opera dai nazisti.

Nel periodo immediatamente precedente alla liberazione, mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica avanzavano da ovest e da est verso la Polonia, i nazisti si ritirarono portando insieme a loro decine di migliaia di prigionieri, in quelle che vennero chiamate “Le marce della morte”. Moltissime persone perirono durante i trasferimenti a causa del freddo, della fame e della fatica, o uccisi dai nazisti perché, stremati, cadevano a terra e non riuscivano a proseguire il cammino. La marcia della morte che avvenne nel gennaio del 1945 da Auschwitz a Wodzislaw, luogo in cui i prigionieri dovevano essere caricati sui treni merci e trasferiti in Germania, fu la più grande di tutte e coinvolse 80.000 persone, 15.000 delle quali perirono prima di raggiungere la destinazione.

Questa terribile pagina della nostra storia non é stata purtroppo l’ultima dimostrazione della estrema violenza dell’uomo: basti pensare al genocidio del Ruanda, o ai campi di concentramento bosniaci della guerra nella ex Jugoslavia avvenuti alla fine dello scorso millennio. La Shoah é stato, però, il più grande degli stermini ad opera dell’uomo nei confronti dei propri conspecifici.

La memoria é tanto più importante che venga conservata, ora, che la voce dei sopravvissuti dei campi di concentramento si é affievolita. La mia generazione ha avuto occasione di sentire le testimonianze dirette di coloro che hanno vissuto questo terribile periodo storico: bisnonni, nonni, vicini di casa, insegnanti, persone che raccontavano la loro esperienza, le loro storie traumatiche, di perdita e separazione, terrore, resistenza. Quando frequentavo le elementari, la maestra, aveva invitato in classe un ex partigiano che ci aveva raccontato come fosse stata difficile la lotta per la sopravvivenza e quanto fosse stata grande la paura che si viveva in quel periodo. Ancora oggi ricordo il suo volto: era un uomo possente, altissimo e con le spalle robuste, ma quando parlava di quei momenti, della fame che lo aveva spinto a mangiarsi le stringhe delle scarpe, della paura di essere catturato e ucciso, trasparivano da tutto il suo corpo e dal suo viso i traumi che aveva vissuto.

Ricordo i racconti di parenti, sulle esecuzioni che avvenivano in piazza, dove le persone venivano messe in fila e si sceglieva chi sarebbe stato ucciso con un “tu sì, tu no, tu sì, tu sì”. Quando si legge una targa commemorativa su un muro o si vede un monumento alla memoria, si dovrebbero ricordare tutte le persone che sono state vittime di questa inaudita violenza: uomini, donne, bambini, adolescenti, adulti, anziani, gente di diverse nazionalità e culture. Questo è non dimenticare.

Alcune storie sono impresse nella nostra memoria attraverso i libri, come quella di Anna Frank, o quella di Massimiliano Maria Kolbe, francescano polacco che morì ad Auschwitz nel 1941, perché offrì la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia.

Ci sono anche molti film che hanno raccontato la storia dell’Olocausto, ricordo fra i tanti “La scelta di Sophie”, con protagonista una straordinaria Meryl Streep, “Shindler’s list”, di Steven Spielberg, e “La vita è bella” di Benigni. Si tratta di pellicole di grande interesse psicologico, che consiglio a tutti di vedere, per comprendere i risvolti della violenza, il senso di solidarietà che si sviluppa nei momenti drammatici della vita, e il significato della resilienza, cioè della capacità di far fronte agli eventi di tipo traumatico e di riorganizzare la propria vita di fronte alle difficoltà più grandi, adattandosi alle situazioni più difficili e sviluppando addirittura una forza maggiore.

 
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