Home / Articoli / I disturbi sessuali femminili (di L.Salvai e G.Verde)

 

Prima di descrivere i principali disturbi sessuali che si possono verificare nella vita di una donna, è indispensabile chiarire a cosa ci riferiamo quando parliamo di sessualità e di rapporto sessuale.

L’attività sessuale non si limita a ciò che avviene nell’ambito della coppia, né al coito (penetrazione), ma si estende a:

  • La conoscenza del proprio corpo e del proprio piacere, anche attraverso l’auto-stimolazione (masturbazione).
  • La conoscenza del corpo dell’altro e del suo piacere.
  • La conoscenza del piacere insieme, un piacere che coinvolge tutti i sensi (il tatto, la vista, l’udito, l’olfatto) e tutto il corpo, non solo la zona genitale.

Ma cosa succede nella nostra mente e nel nostro corpo quando ricerchiamo o troviamo questo piacere?

A livello neurologico, fisiologico, vascolare e muscolare, avvengono una serie di modificazioni, prima, durante e dopo le attività sessuali, che influenzano e sono influenzate dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni.

Per semplificare, possiamo suddividere il ciclo della risposta sessuale in tre fasi principali: quella del desiderio, quella dell’eccitazione e quella dell’orgasmo. Ogni fase prepara l’organismo a quella successiva, e le componenti psicologiche giocano un ruolo estremamente importante in ognuna di esse.

E’ possibile, infatti, che si verifichi un rallentamento o un blocco nel processo o ciclo della risposta sessuale, causato da problematiche emotive, cognitive o comportamentali individuali, oppure di tipo relazionale.

La persona può sperimentare una sensazione sgradevole durante il rapporto sessuale, che può a sua volta influenzare le esperienze sessuali successive, e si può instaurare, nel corso del tempo, un circolo vizioso o di auto-mantenimento che, una volta iniziato, difficilmente si risolverà in modo spontaneo, senza ricorrere all’aiuto di uno specialista.

In base al momento in cui si verifica l’evento o percezione sgradevole che impedisce il normale funzionamento sessuale, possiamo distinguere tra:

  • I disturbi della fase del desiderio.
  • I disturbi della fase dell’eccitazione.
  • I disturbi della fase dell’orgasmo.

Tutti questi disturbi possono verificarsi fin dalle prime esperienze sessuali, oppure comparire in un momento successivo della vita, per difficoltà di tipo relazionale, o legate a una particolare fase evolutiva (es.menopausa), in seguito a eventi o esperienze negative, o ancora a malattie o interventi chirurgici che in qualche modo hanno causato delle difficoltà a livello psicologico, interferendo su dinamiche precedentemente non problematiche.

La fase del desiderio corrisponde al momento in cui la donna immagina, fantastica e desidera l’attività sessuale. Talvolta l’instaurarsi di un disturbo sessuale in una delle altre due tappe della risposta sessuale (eccitazione e orgasmo) è secondario alla mancanza di desiderio, infatti, valutare negativamente l’attività sessuale, inibisce anche il verificarsi dell’esperienza stessa, o comunque ne ostacola lo svolgimento.

Ci possono essere dei fattori, legati alla storia di sviluppo della donna, a esperienze traumatiche o relazionali negative, che influenzano il desiderio sessuale. In questi casi si può parlare di disturbo da desiderio ipoattivo. Generalmente l’avversione sessuale conduce a condotte di evitamento, che hanno lo scopo di rendere meno probabile il verificarsi dell’attività sessuale.

La fase dell’eccitazione, nella donna, è caratterizzata dalla vasocongestione del distretto pelvico, che porta alla lubrificazione vaginale e al turgore dei genitali esterni. Si forma, in questo modo, la piattaforma orgasmica, che corrisponde al restringimento del terzo esterno della vagina, e all’ampliamento e allungamento dei due terzi interni. Il processo è regolato dai centri riflessi spinali che innervano l’area genitale, a loro volta controllati, a un livello superiore, dal cervello limbico, zona deputata all’integrazione degli aspetti emotivi. Il cervello limbico è però collegato anche alla corteccia cerebrale, parte del cervello sede del pensiero cosciente. L’anomalia che inibisce la nomale vasocongestione dei genitali e determina, di conseguenza, un’interferenza nel processo di eccitazione, può avvenire a livello limbico (emozioni disturbanti) o corticale (pensieri disturbanti).

Il disturbo dell’eccitamento femminile, che un tempo veniva chiamato “frigidità”, consiste in una parziale o completa incapacità di raggiungere o mantenere la reazione di lubrificazione e il turgore genitale. Si tratta, in pratica, di una sorta di inceppamento del meccanismo di vasodilatazione. Possiamo ipotizzare che esista, alla base di questo “inceppamento”, un meccanismo inibitorio (appunto su base emotiva e/o cognitiva) che impedisce la normale risposta. L’intensa attivazione emotiva, (es. paura, rabbia, disgusto) può, infatti, suscitare una reazione di allarme. Il valutare in modo “pericoloso” il rapporto sessuale può derivare da insegnamenti ricevuti, convinzioni culturali, o essere conseguenza di particolari esperienze di vita.

La fase dell’orgasmo è il momento culminante della risposta sessuale. Nella donna, l’orgasmo è caratterizzato da contrazioni involontarie della piattaforma orgasmica vaginale (da 3 a 12) che si susseguono ogni circa 0,8 secondi.

Sia che l’orgasmo sia conseguenza di una stimolazione vaginale, che di una stimolazione clitoridea, dal punto di vista motorio il meccanismo è identico (esiste quindi un solo orgasmo, raggiungibile attraverso due stimolazioni differenti, e non due tipi di orgasmo). E’ importante ricordare che, mentre tutte le donne sane, se stimolate adeguatamente e sufficientemente a lungo, possono raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione clitoridea, c’è una percentuale di donne che non riesce a raggiungerlo con la sola stimolazione dei movimenti coitali (cioè dei movimenti del pene in vagina).

Esistono due tipi di disturbi dell’orgasmo: quello ritardato e quello anticipato. Nella donna è più riscontrabile clinicamente il primo, che spesso arriva a essere un’assenza totale della risposta orgasmica.

L’orgasmo può essere disturbato dai sistemi corticali, cioè da un controllo cosciente dell’automatismo spinale. Può succedere che una donna non raggiunga l’orgasmo per una difficoltà nel lasciarsi andare o che non abbia la capacità di mettere in atto le manovre comportamentali e immaginative che innescano il riflesso.

Infine abbiamo i disturbi da dolore sessuale: il vaginismo e la dispareunia. Questi disturbi rendono il rapporto sessuale fisicamente doloroso e molto spiacevole.

Il vaginismo consiste in spasmi involontari dei muscoli della vagina, che impediscono qualsiasi tentativo di penetrazione. La dispareunia è invece una percezione dolorosa dei movimenti coitali, pur in presenza di una sufficiente lubrificazione.

Entrambi i disturbi possono essere causati da diversi motivi: una eventuale esperienza dolorosa sperimentata durante i primi rapporti, l’associazione della penetrazione a qualcosa di  pericoloso o spaventante, eventuali pensieri negativi sulla sessualità, la mancata conoscenza rispetto all’anatomia dei propri genitali, il desiderio non consapevole di non voler soddisfare il partner ecc. La conclusione è però, sempre, che la penetrazione è qualcosa di sgradevole, sbagliato, non desiderabile.

Occorre sottolineare che, mentre il vaginismo è sempre di origine psicogena, la dispareunia può avere delle cause anche organiche. Generalmente, quindi, è consigliabile consultare, in questi casi, oltre al sessuologo, anche un ginecologo.

Le donne che sperimentano uno di questi disturbi possono sentirsi molto sole e in difficoltà. Possono temere di non potere mai risolvere il loro problema e possono sentirsi diverse, sbagliate o, addirittura, non degne dell’amore del loro partner. Alcune scelgono di convivere con questo disagio, accettando rapporti sessuali che non le soddisfano o rinunciando alla loro vita sessuale. Altre vogliono risolvere il problema perché non si sentono “normali” o perché lo stesso (come nel caso del vaginismo) impedendo la penetrazione, non permette loro di concepire un figlio.

Tutte le donne, invece, hanno il diritto di anelare ad una vita sessuale soddisfacente per se stesse e di poter vivere la loro sessualità in modo spontaneo e piacevole.

Una vita sessuale sana e piacevole stimola la produzione di endorfine e di ossitocina, migliora il sistema immunitario, aumenta la produzione di estrogeni, diminuisce i livelli di cortisolo e molto altro ancora. Inoltre sembra che una buona sessualità migliori la risoluzione dei conflitti all’interno della coppia e favorisca una buona genitorialità (d’altra parte, le difficoltà relazionali della coppia possono, viceversa, influire sulla sessualità stessa). In generale, una buona sessualità è parte fondamentale del benessere della persona, sia a livello individuale che interpersonale.

È importante sapere, quindi, che è possibile, chiedendo un aiuto a specialisti esperti nel trattamento di queste problematiche, uscire dalla sofferenza e vivere con gioia questo bisogno fondamentale della vita.

 
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