Home / Articoli / Giovinezza, conoscenza e felicità: l’illusione della droga (di L.Salvai)

 

“La droga fa parte della vita dell’uomo”

E.Malizia – “Le droghe”

La storia delle droghe è una storia tanto antica quanto attuale. Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha cercato di trovare delle sostanze che potessero migliorare o, in qualche modo, allungare la vita e che, in particolare, avessero la capacità di:

1)  Prolungare la giovinezza (aumentando le prestazioni e migliorando le capacità percettive).

2)  Promuovere la conoscenza  (aiutando ad evadere dal reale, ad entrare nella profondità della mente e ad avvicinarsi a Dio).

3) Rendere felici (diminuendo o annullando le sensazioni spiacevoli, producendo piacere, riducendo il dolore fisico e la sofferenza psichica).

Purtroppo, gli sforzi che l’umanità ha compiuto per trovare delle sostanze, naturali o artificiali, che possedessero gli effetti sopra descritti, ma non fossero nocive e non producessero dipendenza, sono stati, fino ad ora, del tutto vani.

Oppio, morfina ed eroina

Una delle prime droghe che l’uomo ha utilizzato per scopi terapeutici, mistico-religiosi e voluttuari, è stato l’oppio. L’uso dell’oppio, è fatto risalire addirittura ai Sumeri, popolo stanziatosi in Mesopotamia (odierno Iraq sud-orientale) nel 4000 a.C. L’oppio viene estratto da una pianta, il papaver somniferum album, e può essere assunto per via orale, inalatoria, endovenosa, oppure fumato.

Dal papavero è stata estratta, nell’Ottocento, una sostanza alla quale, per le sue proprietà sedative, è stato dato il nome di “morfina”, in riferimento al dio del sonno, Morfeo. Con l’introduzione della siringa, ad opera di un medico francese, nel 1850, la morfina viene utilizzata, dapprima, come farmaco sedativo e anestetizzante e, successivamente, come droga vera e propria.

Dopo l’esplosione dell’uso della morfina e il riconoscimento dei suoi effetti tossicomanigeni, l’industria chimico-farmaceutica si è messa alla ricerca di una sostanza che ne possedesse le qualità farmacologiche, senza peraltro indurre uno stato di dipendenza” (Malizia). Si ritiene che un nuovo farmaco, preparato da un chimico della Bayer nel 1874, sia in grado di sostituire la morfina e guarire i morfinomani dalla dipendenza: si tratta dell’eroina.

In Italia, l’eroina si diffonde a partire dall’inizio degli anni Settanta, quando viene “Lanciata sul mercato clandestino con una vera e propria metodica di marketing […]. Sono state tolte dalla circolazione tutte le altre droghe e immessa in commercio eroina a un costo molto basso. Quando si è creato un certo numero di consumatori dipendenti, il prezzo dell’eroina è salito alle stelle” (ibidem).  Alla fine degli anni Settanta, i tossicodipendenti iniziano a chiedere aiuto ai servizi pubblici, i quali sono totalmente impreparati a gestire il fenomeno: “La cosa più facile e meno imbarazzante fu rivolgersi al versante farmacologico. Il metadone divenne il farmaco-guida di quegli anni, un farmaco allettante per l’utenza e rassicurante per gli operatori” (Cafiso, “Vent’anni di droga: una radiografia”. “Psicologia Contemporanea”, n.121, Genn.-Febb.1994,). Il metadone è un farmaco dall’azione antidolorifica, utilizzato nel trattamento della tossicodipendenza, come sostitutivo dell’eroina. L’interruzione dell’assunzione di eroina provoca un forte scompenso: insonnia, ansia, dolori e scosse muscolari, sudorazione, nausea e vomito, diarrea, ecc. Il metadone rende la vita del tossicodipendente più vivibile. Non dà l’effetto di stupefazione, come l’eroina, ma evita i sintomi di carenza della sostanza.

In alternativa ai trattamenti offerti dai servizi pubblici, nascono, negli anni Ottanta, le comunità terapeutiche, perlopiù private, le quali “Insistono sull’aspetto psicologico, lavorativo, per <<depurare>> il tossicomane e restituirlo socialmente integrato” (ibidem). Sorgono anche le associazioni di volontariato, che lavorano direttamente sulla strada, nella ricerca di una presa di contatto diretta con i tossicodipendenti.

La vita dell’eroinomane è altamente problematica e a rischio: l’assunzione della droga causa gravi disagi a livello familiare e sociale, problemi economici, lavorativi e spesso giudiziari. Vi è il rischio di overdose, oltre a quelli legati all’acquisto di dosi tagliate male, che provocano la morte (tra le sostanze da taglio utilizzate, ve ne sono alcune molto tossiche, come il chinino, la stricnina e il piombo). La ricerca spasmodica del denaro per acquistare la droga, conduce spesso il tossicodipendente alla prostituzione, con conseguente rischio di contrarre malattie sessuali, come la sifilide.

All’inizio degli anni Ottanta, si presenta un nuovo grande flagello al cospetto del tossicodipendente e dei servizi che se ne prendono cura. Alle varie complicanze infettive legate all’assunzione di eroina per via endovenosa (tubercolosi, tromboflebiti, ulcere, ascessi, epatiti, ecc.) dovute alla scarsa attenzione dell’assuntore verso le norme igieniche (non viene disinfettata la cute prima dell’iniezione di eroina e spesso le iniezioni vengono praticate attraverso i vestiti, le siringhe vengono utilizzate più volte e spesso scambiate, viene usata acqua non pura come diluente per la sostanza, ecc.) se ne aggiunge una molto grave: l’infezione dell’HIV.

L’allarme AIDS, le campagne informative, gli interventi di riduzione del danno, hanno prodotto, con il tempo, una serie di cambiamenti nelle abitudini dell’eroinomane: “I tossicodipendenti di oggi, molto più di quelli di ieri, hanno approntato un minimo di codice di autoregolamentazione, privilegiando l’igiene ed i periodici controlli ematici per verificare la condizione epatica […]. Molta attenzione è prestata all’Hiv e l’uso promiscuo di siringhe è un fenomeno quasi del tutto scomparso tra i più giovani che iniziano” (ibidem).

Amfetamine, allucinogeni e MDMA

L’oppio e i suoi derivati non sono state le uniche sostanze ad aver accompagnato la storia dell’uomo e delle società. Il XX secolo è stato anche il secolo degli psicostimolanti e degli allucinogeni.

Uno degli stimolanti più utilizzati, a partire dall’inizio del Novecento, sono le amfetamine. Fanno uso di amfetamine, principalmente, coloro che vogliono aumentare le proprie prestazioni fisiche e psichiche e coloro che ritengono la magrezza il principale simbolo di bellezza esteriore. Sono state utilizzate dagli sportivi, allo scopo di aumentare la resistenza alla fatica, dagli studenti e dai professionisti, per diminuire la necessità di dormire e aumentare le capacità intellettive, e nelle diete dimagranti, allo scopo di ridurre il senso della fame.

L’uso di amfetamine ha delle conseguenze gravissime, spesso letali: “la soppressione della sensazione di fatica […] induce il consumatore a superare i limiti di resistenza allo sforzo, con pericolo di collasso fisico e psichico, fino al decesso. Sono note le tragiche morti di alcuni corridori ciclisti che […] cadevano sull’asfalto dopo aver pedalato per ore e ore, automaticamente, privi di volontà, avendo esaurito tutte le riserve. I fenomeni di eccitamento provocati dall’uso protratto di anfetamine sono costantemente seguiti da uno stato di prostrazione fisica e di depressione psichica con apatia e abulia a volte così profonde da indurre al suicidio. […] I principali effetti indiretti dell’assunzione prolungata sono dovuti al decadimento delle condizioni generali per diminuzione dell’appetito e irrazionalità dell’alimentazione. Le scadenti condizioni fisiche, la mancanza di sonno, lo stile di vita irregolare conducono poi a un’aumentata suscettibilità alle malattie” (Malizia).

Gli allucinogeni sono invece sostanze, di origine naturale o sintetica, che producono delle alterazioni a livello delle percezioni sensoriali, causando, in particolare:

allucinazioni, cioè percezioni senza oggetto (si percepisce qualcosa che non è presente, senza che vi sia uno stimolo sensoriale che giustifichi la percezione);

deliri (la realtà viene interpretata in maniera distorta, attribuendo significati particolari a eventi banali o comuni).

Uno degli allucinogeni più utilizzati, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, è l’LSD (dextro lysergic acid diethylamide), più comunemente conosciuto con il nome di “acido”. Derivato di un fungo dal nome Clavices purpurea preparato da Albert Hoffman nel 1938, diventa il simbolo di un gruppo fondato da un professore dell’Università di Harvard, Thimoty Leary, l’International Federation for Internal Freedom. Si tratta di un’associazione votata all’introspezione profonda, alla ricerca della comprensione totale dell’Io, e all’apertura della mente. Al movimento, di cui fanno parte professori e studenti della Harvard University, aderiranno molti artisti (pittori, musicisti, cantanti) e intellettuali (scrittori, filosofi).

La droga diventa un fenomeno di massa, pubblicizzato dai mass media, dal cinema e dal movimento pop. Molte band musicali e molti cantanti famosi dell’epoca, esaltano nelle loro canzoni le droghe e i loro effetti. A titolo di esempio, si possono citare “Yellow submarine”, “Lucy in the sky with diamonds” “Tomorrow never knows” e “Strawberry fields forever” dei Beatles, “Sister eroin” dei Rolling Stones, e molte altre canzoni dei Doors, dei Pink Floyd, di Bob Dylan e di altri gruppi storici. Gli stupefacenti assurgono a simbolo delle proteste delle generazioni hippies degli anni Sessanta e fanno da sfondo a grandi fenomeni di massa, come il festival di Woodstock, che alla sua prima edizione, nell’agosto del 1968, vede la partecipazione di centinaia di migliaia di giovani.

Tra le sostanze prodotte per sintesi, una delle più usate attualmente dai giovani, soprattutto in Europa, è la MDMA (3,4 – metilenediossimetamfetamina), più conosciuta con il nome di “ecstasy”. L’ecstasy ha effetti sia stimolanti e sia allucinogeni.

Sintetizzata agli inizi del secolo scorso, viene utilizzata, fino agli anni Ottanta, come coadiuvante nella terapia di coppia, per la sua capacità di aumentare l’attitudine all’interazione e la libido. Divenuta illegale, ha assunto l’identità di club drug, è diventata, cioè, una di quelle droghe che vengono principalmente utilizzate dai frequentatori di feste rave e discoteche. Gli effetti di questa metanfetamina si adattano, infatti, alla vita notturna: dopo l’assunzione della sostanza, aumenta il senso di empatia verso il gruppo e diminuiscono le barriere interazionali, le percezioni sensoriali sono accentuate (musica, luci), diminuisce il senso di stanchezza e si riesce a ballare per molte ore di seguito senza apparente affaticamento.

Cocaina

La storia delle droghe non può ritenersi completa se non si parla di una sostanza che, benché sia stata utilizzata già in tempi molto antichi (ne sono state trovate tracce nei capelli di mummie cilene del 2000 a.C.), solo di recente ha invaso la scena dei consumi, e lo ha fatto in modo talmente vasto da causare un vero e proprio allarme sociale. Si tratta della cocaina.

Nel XVI secolo, quando i conquistatori spagnoli […] si impadronirono del Perù e dell’immenso impero inca, notarono che i capi delle tribù indigene godevano del privilegio di poter masticare le foglie di alcune piante […]. Erano le foglie della Erytroxylon coca” (Malizia). La cocaina è stata estratta dalle foglie di coca, per la prima volta, nel 1860, da un chimico tedesco. Viene utilizzata, inizialmente, come cura alla morfinomania, tipo di tossicomania meglio conosciuta, all’epoca, come “malattia del soldato” e caratterizzata da un grave decadimento fisico e psichico dell’assuntore, associato all’esigenza di dosi di morfina sempre maggiori e sempre più ravvicinate nel tempo.

Nel 1883, un medico militare sostiene che la somministrazione di cocaina ai soldati affetti da questa malattia ha un effetto positivo, in quanto contrasta il decadimento fisico fornendo grande energia e maggiore resistenza alla fatica. La relazione da lui scritta, viene letta da Sigmund Freud, il quale pubblica, l’anno successivo, “Über coca”, opera nella quale descrive gli effetti benefici della sostanza, da lui personalmente sperimentata. Freud continuerà per un certo tempo a usare e a consigliare l’uso di cocaina, soprattutto per il trattamento di alcuni disturbi fisici, come analgesico e stimolante, e come farmaco nel trattamento di soggetti con dipendenza da alcol e morfina. Ma molti iniziano a nutrire dubbi sui presunti benefici della sostanza e anche Freud, dapprima ridimensionerà notevolmente il suo entusiasmo per l’argomento e, in seguito, cesserà definitivamente di utilizzare la droga.

La cocaina, è stata per molto tempo la droga dell’élite: il suo costo è stato sempre molto elevato, il più elevato tra tutte le sostanze illegali presenti sul mercato. Per questo motivo è spesso stata definita come “la droga dell’alta società”. Negli ultimi tempi il quadro è cambiato: il costo della sostanza si è abbassato, e anche la sua qualità (la cocaina attualmente in commercio contiene molte sostanze da taglio più nocive della droga stessa), la richiesta è aumentata e la fascia di età dei consumatori si è notevolmente abbassata (il consumo più elevato si registra tra i 15 e i 24 anni di età).

L’uso di eroina ha assunto, da alcuni anni, un’andatura abbastanza stabile, mentre aumenta l’uso di cocaina e di altre sostanze stimolanti. Le droghe “performanti” sono, attualmente, le più richieste. La nostra società moderna esige, infatti, un alto livello di prestazione, in ogni ambito. È inoltre una società che spinge al consumo e alla ricerca della felicità a tutti i costi. Questo spiega perché la dipendenza, o “addiction”, è il male del nuovo millennio: se, in passato, alcuni disturbi mentali erano causati dalla presenza di valori sociali troppo rigidi che soffocavano, in un certo senso, l’espressione della propria identità e la soddisfazione dei propri bisogni, l’attuale realtà sociale è una realtà che spinge sempre più verso l’individualismo e verso la ricerca della felicità, della soddisfazione personale e del successo.

Si può dire, facendo un paragone con il passato, che la dipendenza ha una corrispondenza molto forte con i valori dominanti nella nostra società, così come l’isteria aveva una corrispondenza molto forte con i valori della società di fine Ottocento e inizi Novecento. “Significativo è, soprattutto in rapporto all’isteria, l’atteggiamento culturale delineatosi nei confronti delle donne nell’Europa centrale alla svolta tra il XIX e il XX secolo. […] È notorio che la condizione della donna in quel contesto sociale era pur sempre di gravosa oppressione […]. In generale, le donne dipendevano economicamente dai genitori o dal marito, erano loro offerte scarse opportunità educative e occupazionali, ed erano considerate, anche se non proprio esplicitamente, mere portatrici di uteri. I loro ruoli <<appropriati>> erano il matrimonio e la maternità” (Szasz, “Il mito della malattia mentale”). Se un tempo l’isteria era la patologia più diffusa, era a causa della presenza di valori sociali molto rigidi. Attualmente, le dipendenze sono un problema molto comune, perché la nostra società ha come principi fondamentali la ricerca della soddisfazione personale, la spinta esasperata al consumo, il diritto alla felicità e la necessità di essere a tutti i costi performanti.

 
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