Home / Articoli / Giornata mondiale contro l’Aids (di L.Salvai)

 

“L’epidemia globale di HIV/AIDS è una crisi senza precedenti che richiede risposte senza precedenti.

In particolare ci richiama alla solidarietà: tra sani e malati, tra ricchi e poveri, ma soprattutto tra nazioni ricche e nazioni povere”.

(Kofi Annan)

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro l’Aids e, benché fare prevenzione sia necessario sempre, l’occasione di questa importante iniziativa diventa, in ogni parte del mondo, un momento fondamentale di sensibilizzazione e promozione della salute. La ricerca ha prodotto grandi risultati in termini di diagnosi e trattamento, le cure farmacologiche sono meno invasive rispetto al passato e  la malattia può oggi essere gestita, ma occorre non smettere mai di informare e fornire strumenti di prevenzione, in quanto la cura definitiva per questa pandemia dell’era moderna non é ancora stata trovata.

Secondo il “Gap Report” di Unaids, presentato alla Conferenza Internazionale sull’Aids tenutasi quest’anno in Australia, dall’inizio dell’epidemia ad oggi 78.000.000 di persone hanno contratto il virus dell’Hiv, 39.000.000 di persone sono morte per patologie AIDS-correlate e nel mondo 35.000.000 di persone sono affette da Hiv (dati del 2013). Persone di tutte le età e i sessi, anche bambini e adolescenti, in particolar modo nei paesi del Terzo Mondo, dove educazione, prevenzione e diagnosi sulla malattia sono ancora, purtroppo, poco diffuse.

Ma non pensiamo che il problema sia distante dalla nostra quotidianità e di essere al sicuro dal contagio, perché sottovalutare un rischio é il primo modo per mettersi a rischio. La maggior parte dei contagi avviene per trasmissione sessuale e per questo motivo la prevenzione primaria nella diffusione del virus é l’uso del preservativo. Molte persone sieropositive non sanno di esserlo e uno dei modi in cui l’Aids si diffonde é quello inconsapevole.

Recentemente il programma televisivo “Le Iene” ha posto l’accento su una pratica ancora a molti sconosciuta, il bugchasing, che consiste nel cercare volontariamente il contagio attraverso rapporti sessuali con persone sieropositive. I bugchaser spiegano la loro volontà di contrarre la malattia in diversi modi: perché il partner é sieropositivo e loro vogliono condividere tutto con la persona amata, perché i rapporti sessuali con persone infette sarebbero più eccitanti, perché una volta contratto il virus non dovranno più preoccuparsi di avere rapporti protetti, ecc.

Quest’ultima idea, in realtà, é assolutamente errata, infatti, il virus ha diversi ceppi e gli infettivologi sconsigliano di avere rapporti non protetti se si é entrambi sieropositivi. Il passaggio del virus da una persona all’altra potrebbe complicare la cura, rinforzando la resistenza del virus stesso. Inoltre consideriamo anche gli aspetti etici: avere rapporti non protetti, perché tanto si é già sieropositivi, significa mettere a rischio la vita di altre persone ignare.

Oltre al bugchasing esiste anche il barebacking, che consiste nell’avere rapporti sessuali non protetti. Non si tratta qui della ricerca attiva di infezione, ma di non proteggersi da un eventuale contagio. Il web é da sempre un mezzo attraverso il quale persone con gusti o pratiche sessuali particolari si possono incontrare ed esistono, infatti, anche siti di incontri per i bugchaser e per i barebacker. Se lasciamo da parte queste condotte sessuali estreme, dobbiamo comunque troppo spesso scontrarci con l’ignoranza (nel senso di non-conoscenza), rispetto ai temi della sessualità, che ancora dilaga.

L’uso del preservativo é importante perché l’Aids non é l’unica malattia sessualmente trasmissibile che può essere contratta; ce ne sono molteplici, di diversi livelli di gravità: herpes genitale, chlamydia, gonorrea, sifilide, papilloma virus, epatite, ecc. Attualmente, oltre ai preservativi maschili, sono stati messi in commercio anche i preservativi femminili, c’é quindi uno strumento in più di prevenzione a disposizione che può essere utilizzato.

Ricordiamo che l’Aids può causare importanti conseguenze sulla vita di una persona: la sessualità cambia, entrano in gioco aspetti psicologici ed emotivi importanti (rabbia, angoscia, paura, negazione, senso di impotenza, isolamento, depressione…), cambia il modo di vedersi e di essere visti, si può essere oggetto di gravi discriminazioni, si devono assumere farmaci per tutta la vita, si può incorrere in problemi relazionali, lavorativi e di identità. Vale la pena rischiare tutto questo per un rapporto occasionale, per ricercare emozioni forti o semplicemente perché si pensa che tanto a noi non succederà? E vale la pena far rischiare i nostri adolescenti per la paura di trattare in famiglia e a scuola il tema della sessualità? Riflettiamoci in questo giorno e anche in tutti gli altri.

 
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