Home / Articoli / Elvis – The “King of the whole wide world” (di L.Salvai)

 

 “Il suo famoso costume, che all’inizio era poco più di una veste da camera, era stato elaborato attraverso innumerevoli rimaneggiamenti che, alla fine, l’avevano trasformato in una specie di abito regale. Gli astratti schemi decorativi si basavano su immagini tipiche dei totem: una tigre arancione e nera, un pavone blu e oro, un calendario di pietra dell’epoca maya, una piramide azteca, un arcobaleno. […] Egli portò sempre il collo rialzato, alla Napoleone, una corta e ampia cappa elisabettiana, un’alta cintura da gladiatore.”  

(A.Goldman – “Elvis Presley”, 1983)

Oggi vi parlerò di un grande cantante, conosciuto in tutto il mondo come “The King” (“Il Re”), si tratta di Elvis Aaron Presley.

Vi racconterò la vita di questo eccentrico personaggio attraverso un po’ della sua storia familiare, cercando di capire qualcosa in più della sua personalità, del suo modo di agire e di affrontare i problemi esistenziali, e del suo modo di amare.

Dalla biografia di Goldman, emerge che Elvis è stato un uomo dalla personalità molto complessa.

Vernon Chadwick, autore di un altro libro sul “Re del Rock”, in un’intervista al Time, sostiene che uno dei partecipanti alla Quarta Conferenza Annuale su Elvis Presley, diretta dallo stesso Chadwick, ha avanzato la tesi che Elvis fosse affetto da disturbo bipolare. Il relatore di cui parla Chadwick, un terapeuta del Greystone Park Psychiatric Hospital del New Jersey, ha anche affermato, nella stessa occasione, che l’abuso di sostanze e i disordini alimentari di Elvis potevano invece essere inseriti nel più ampio contesto di un disturbo di personalità.

L’ipotesi che Elvis soffrisse di un disturbo bipolare sembra essere confermata dal fatto che la sua vita è stata caratterizzata da periodi di frenetica attività, euforia e grande irritabilità, intervallati da momenti di profonda depressione e isolamento.

La biografia di Goldman descrive un uomo pervaso dalle manie di grandezza, sempre alla ricerca di ammirazione, scarsamente empatico nei confronti delle persone, che spesso sfruttava, eppure alla continua ricerca dell’amore ideale, invidioso dei successi degli altri, soprattutto di altri cantanti e musicisti dell’epoca, e con una scarsa tolleranza alla frustrazione. Questo insieme di caratteristiche, mi spinge a ipotizzare che il disturbo di personalità di cui era affetto Presley fosse di tipo narcisistico.

La fine tragica di Elvis, morto all’età di 42 anni, è attribuibile alla sua vita sregolata, caratterizzata da eccessi alimentari e abuso di psicofarmaci, ma un contributo alla sua folle corsa verso l’autodistruzione può essere imputabile anche alla compiacenza delle persone che lo circondavano, in particolare quella dei medici che aveva al suo servizio. “Secondo John Lennon, la vera ragione della morte di Elvis era da ricercarsi nel suo stesso modo di vivere, che consisteva nell’essere circondato da gente disposta a fare qualunque cosa per soddisfare il suo padrone, per proteggere la propria posizione. Come disse Lennon molto cinicamente: <<Sono i cortigiani che uccidono il re>>” (A.Goldman – 1983).

Elvis Presley nasce a Tupelo, Mississipi, l’8 gennaio del 1935. La madre, Gladys Love Smith, era incinta di due gemelli, ma il primo nasce morto e solo Elvis sopravvive al parto. La nascita dei due gemelli era stata vissuta come un evento molto gioioso dalla donna, ma si trasformò presto in un momento fortemente traumatico: non solo Gladys perse uno dei suoi figli tanto attesi, ma il dottore la informò anche che, da quel momento, non avrebbe più potuto avere figli.

Il fantasma del fratello mai nato di Elvis, aleggiava per la casa: la madre parlava incessantemente di lui, dicendo a Elvis che la sua personalità si era trasferita in lui dopo la morte, ed Elvis, all’età di 4 o 5 anni, iniziò a sentire la voce del fratello che gli diceva di comportarsi bene e condurre una vita giusta.

Quando Elvis aveva solo due anni, la nonna materna morì di tubercolosi. Oltre a questo dolore aggiuntivo, Gladys Smith dovette sopportare anche la lontananza del marito Vernon, che dal giugno del 1938 all’inizio del 1941 scontò una pena detentiva per truffa. Una volta rilasciato, l’uomo andò a lavorare in una fabbrica di armi a Memphis, lasciando che la moglie si occupasse di Elvis durante tutta la settimana lavorativa e tornando a casa solo la domenica. Gladys, rimasta sola, iniziò a nutrire un affetto morboso per il figlio: era iperprotettiva, stava male ogni qualvolta Elvis si trovava in qualche situazione di pericolo, non lo lasciava mai con nessuno e vigilava ogni suo movimento. Elvis dormì nel letto della madre fino quasi alla pubertà. Il suo attaccamento a Gladys era fortissimo.

A sedici anni Elvis iniziò a frequentare una scuola professionale a Memphis, dove la sua famiglia si era trasferita. Era un ragazzo molto stravagante e il suo abbigliamento e le sue pettinature gli procurarono molti guai con i compagni di scuola, che lo deridevano e lo minacciavano costantemente.

La sua scalata verso il successo avvenne quasi per caso: a soli dieci anni Elvis vinse il secondo premio a un concorso per giovani talenti. Anni dopo, un’insegnante del liceo lo convinse a esibirsi in uno spettacolo scolastico ed Elvis, nonostante la sua timidezza, riuscì ad accaparrarsi i consensi del pubblico.

Nel 1953 Elvis entrò in uno studio di registrazione per incidere delle canzoni da regalare alla madre in occasione del suo compleanno. La sua voce fu molto apprezzata e, nel 1954, il proprietario della sala di incisione lo chiamò per una vera e propria seduta di registrazione. Le canzoni di Elvis furono trasmesse in una stazione radiofonica, e riscossero un immediato consenso, da parte degli ascoltatori.

Il culmine della sua carriera, Presley lo raggiunse nel 1956, tra concerti, studi di registrazione, radiofonici e cinematografici. Lo stress legato alla frenetica attività lavorativa aumentò il verificarsi di episodi di sonnambulismo e incubi di cui egli soffriva già durante l’adolescenza. La madre Gladys, più apprensiva che mai, affidò a due cugini di Elvis l’incarico di sorvegliarlo tutte le notti, per assicurarsi che Elvis non si mettesse a camminare in strada o mettesse in pericolo la sua incolumità.

Elvis era un uomo molto insicuro di sé, nonostante l’apparente mania di grandezza che sembrava caratterizzarlo. Temeva terribilmente di invecchiare e si vergognava del suo fisico, tanto che non si mostrava mai completamente nudo davanti a una donna. La sua sessualità era molto infantile e raramente aveva rapporti completi con le sue partner. Egli non riusciva, tra l’altro, ad avere rapporti con donne che avessero avuto dei figli. La condizione di “donna” e quella di “madre” non erano per Elvis tra loro conciliabili: la sua giovane moglie Priscilla Ann Beaulieu, che ebbe da lui una figlia durante il primo anno di matrimonio, patì le conseguenze di queste convinzioni.

Quando Priscilla lasciò il marito e iniziò una nuova vita con un altro uomo, Elvis iniziò a minacciare di morte lei e il suo compagno. Elvis era soprattutto furioso con l’amante di Priscilla, che gli aveva “rubato” quella che per lui non era nient’altro che una proprietà. Arrivò addirittura a progettare di commissionare a un killer la sua uccisione, ma fortunatamente si tirò indietro all’ultimo momento. La situazione che Elvis stava vivendo in quel periodo potrebbe essere definita quasi “edipica”: un uomo aveva rubato l’amore della “mammina” Priscilla al figlio (Elvis) e l’usurpatore doveva essere eliminato affinché il rapporto madre-figlio diventasse nuovamente esclusivo. Elvis, in effetti, ebbe con tutte le sue donne dei rapporti molto simili a quelli che aveva con sua madre. La sua amante Linda, veniva chiamata da Elvis “mammina” e si comportava con lui nello stesso modo in cui una madre si comporta con un figlio.

Le relazioni sentimentali di Presley erano caratterizzate da una ricerca continua di gratificazione: Elvis era scarsamente empatico, aveva grandi pretese dalle persone che lo circondavano ed era profondamente egoista. Il suo comportamento era imprevedibile e a volte violento. Amava collezionare armi, e le usava contro tutto quello che lo infastidiva: lampadari, televisori, ecc. Una volta un proiettile mancò di poco la sua amante Linda. Quando era furioso lanciava oggetti contro le persone, a volte ferendole gravemente, come accadde quando lanciò una stecca da biliardo contro una ragazza e le procurò una grave lesione al seno.

Elvis consumava grandi dosi di farmaci con effetti narcotici e ipnotici. Allo stesso tempo, faceva uso di stimolanti, per mantenersi attivo durante le performance sul palco. I calmanti gli servivano per contrastare l’insonnia, di cui soffriva da quando era bambino, ed erano un antidoto per gli stimolanti che avevano, invece, lo scopo di tenerlo sveglio per notti intere durante i periodi di grande attività sul set e durante i tour. Assumeva una grande varietà di droghe (barbiturici, tranquillanti, amfetamine) in enorme quantità, e rischiò due volte la morte per overdose.

Elvis rifiutava di considerarsi un tossicodipendente e, per dimostrare a se stesso di non esserlo, non assumeva mai eroina, che considerava la droga dei tossicodipendenti per eccellenza, non si iniettava le sostanze in vena, ma per via intramuscolare, e infine non si faceva mai le punture da solo, ma si faceva iniettare le svariate sostanze dai compiacenti medici che aveva al suo servizio.

Egli non riuscì mai ad amministrare in modo oculato i soldi guadagnati con la vendita dei suoi dischi e i film girati a Hollywood. Spese delle cifre enormi nell’acquisto di case e macchine per il suo entourage e per sé e la sua famiglia, nei gioielli, che spesso regalava ai fan durante gli spettacoli, nell’acquisto di aerei, in feste e in altre cose spesso superflue o addirittura inutili. Una sera fece un viaggio di 1.500 km., con uno dei suoi jet, per recarsi in una località e acquistare dei panini per sé e i suoi collaboratori e tornare immediatamente indietro per consumarli nella sua casa.

Le droghe, i soldi, le donne, non erano l’unico problema di Elvis. I suoi eccessi alimentari lo portarono in breve tempo a pesare 115 kg. Mangiava soprattutto alimenti dall’elevato contenuto calorico, come dolci, hamburger, pancetta affumicata, a tutte le ore e in enorme quantità. Al mattino, oltre a consumare una colazione sostanziosa, assumeva qualcosa come 18 diverse pastiglie di vitamine, che inghiottiva in un solo colpo.

Tutte le persone che vivevano con lui o lo frequentavano avevano sempre assecondato le sue richieste, alcuni perché lo veneravano e non osavano contraddirlo, altri, come i medici che gli prescrivevano psicofarmaci e stimolanti e glieli iniettavano, perché non volevano perdere i privilegi conquistati, soprattutto in termini economici, prestando il loro servizio al grande e ricco “Re del Rock”. Nonostante fosse circondato da moltissime persone, Elvis fu lasciato solo, portando a termine, così, il suo lento processo di autodistruzione.

Era il 1977, quando Elvis Presley fu trovato morto nel bagno della sua villa a Memphis (Graceland), dalla sua fidanzata Ginger Alden. La sua morte fu attribuita ad aritmia cardiaca.

 
Share this page
 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

 

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

 
 
Web Design BangladeshBangladesh Online Market