Home / Articoli / Tormenti di scrittore – Edgar Allan Poe (di L.Salvai)

 

 “Ai momenti di pazzia si alternavano lunghi intervalli di lucidità che mi erano divenuti insopportabili. Durante questi attacchi di incoscienza assoluta bevevo, e Dio solo sa quanto e con quale frequenza. Ovviamente, i miei nemici imputarono la pazzia al bere, piuttosto che il bere alla pazzia”

           E.A.Poe – “Lettera a G.W.Eveleth”

E.A.Poe nasce a Boston, nel Massachusetts, nel 1809. Figlio di due attori, rimane orfano di entrambi a soli due anni e viene allevato a Richmond, in Virginia, da un ricco mercante di nome John Allan e da sua moglie.

Nel 1815, la famiglia Allan si trasferisce in Inghilterra, dove il piccolo Edgar riceve la sua prima educazione scolastica. Nel 1826, Poe frequenta l’Università della Virginia e in questo periodo, inizia a condurre una vita sregolata e a bere eccessivamente. John Allan si rifiuta di pagare i debiti da lui accumulati e, nonostante il suo rendimento durante il primo anno di studi sia elevato, Edgar è costretto a ritirarsi dai corsi. Si arruola nell’esercito, ma non ama particolarmente la vita militare e, ben presto, lo abbandona. Successivamente, entra alla West Point Academy, ma viene espulso per disobbedienza. Si trasferisce allora a Baltimora, da sua zia Maria Poe Clemm, e qui inizia la sua carriera di scrittore e editore, anche se i suoi compensi sono molto bassi.

Nel 1836 si unisce in matrimonio con la cugina tredicenne, Virginia Clemm, donna dalla salute cagionevole. Poe, in questo periodo, inizia a bere sempre più frequentemente. La giovane moglie muore di tubercolosi nel 1847 e a partire da questo momento, la vita dello scrittore va sempre più alla deriva.

Nella lettera a G.W.Eveleth (1848) Poe scrive: “Voi mi chiedete: potete accennarmi quale fu il terribile male fonte di sregolatezze tanto deplorate? Sì, posso anche fare di più che accennarvene soltanto. Questo male fu il più grande che mai potesse capitare a essere umano. Sei anni fa, una moglie che amavo come nessun uomo potrebbe mai aver amato, cantando si ruppe un vaso sanguigno. Disperammo della sua vita. La salutai per sempre e passai attraverso le incessanti agonie della sua morte. Si rimise, sebbene non del tutto, e io ripresi a sperare. Dopo un anno il vaso sanguigno si ruppe nuovamente, e tutto si ripeté con precisione. Lo stesso dopo circa un anno. E poi ancora – e ancora; altre e altre volte a intervalli regolari. Ogni volta dovetti patire tutte le torture della sua morte – e a ogni ritorno del male l’amavo sempre di più e mi attaccavo alla sua vita con ostinazione sempre più disperata. Ma io sono un essere sensibile per costituzione – di natura straordinariamente nervosa. Impazzii. […] Mi ero ormai quasi rassegnato all’impossibilità di trovare una cura durevole, quando la trovai proprio nella morte di mia moglie. Questo, sì, è un dolore che posso sopportare e sopporto come si addice a un uomo – ma il tremendo incessante oscillare tra speranza e disperazione no, non avrei più potuto affrontarlo senza perdere completamente la ragione. Dalla morte di quella che fu la mia vita, ecco, ne ho ricevuto una nuova ma – Dio! Che melanconica esistenza.

“Il tremendo incessante oscillare tra speranza e disperazione” è una frase che ricorda vagamente la storia del protagonista di uno dei più famosi racconti di Poe, “Il Pozzo e il Pendolo”, il quale, rinchiuso in una segreta dall’Inquisizione, dapprima sfugge alla caduta in un pozzo profondo, poi ad una lama oscillante che lo vuole squarciare, e infine di nuovo al pozzo, verso il quale viene inesorabilmente spinto dallo spostamento delle mura della sua cella.

Ma il vero pozzo e il vero pendolo di Edgar Allan Poe sono stati la sua dipendenza dall’alcol e il disturbo psichiatrico di cui soffriva, doppia patologia che R.A.Morin (2004 – “Masquerade – Unmasking Dual Diagnosis“) descrive così: “My interpretation of this recurrent and problematic illness of Poe’s was that he was suffering from cyclic manic-depressive disorder and intermittent acute alcoholism. When his manic phase would first start, he would become magnificently creative; as the mania worsened, he would try to control it with alcohol”. L’autore afferma, in questo passaggio, che Poe soffriva di un disturbo “maniaco-depressivo” con momenti discontinui di alcolismo acuto. Lo scrittore aveva dei periodi di grande creatività, legati alle fasi maniacali. Quando la mania diventava troppo intensa, Poe cercava di tenerla sotto controllo con l’assunzione di bevande alcoliche. “Senza alcun dubbio, non c’era modo per lui di comprendere la malattia che stava insidiosamente nutrendo e inavvertitamente trattando, poiché essa non era ancora conosciuta né aveva un nome. Tutte le malattie mentali, a quel tempo, venivano raggruppate sotto il termine unico di ‘follia’, per la quale non c’era speranza di trattamento o di guarigione”. “A quei tempi […] la malattia mentale era considerata come la punizione per i propri peccati, o come l’opera del demonio […]”. Perciò chi era affetto da malattia mentale era considerato in qualche modo responsabile per la sua condizione”

Richard A.Morin ha analizzato la vita di Edgar Allan Poe partendo dalla sua storia familiare, nel tentativo di effettuare sull’autore una valutazione psichiatrica postuma.

Nella prefazione al libro di Morin, J.West afferma che l’alcolismo è molto diffuso nelle persone particolarmente dotate, e sottolinea che questo tipo di dipendenza patologica è comune nei soggetti affetti da disturbo bipolare, citando l’esempio di Edgar Allan Poe come indicativo, sia per l’associazione genio creativo-alcolismo e sia per l’associazione disturbo bipolare-alcolismo.

Nella storia della famiglia Poe, ci sono stati dei precedenti di dipendenze patologiche e malattie mentali. Il padre naturale dello scrittore, David Poe, era un alcolista, e la madre Elizabeth Arnold che morì, come Virginia Clemm, di tubercolosi, avrebbe avuto, secondo Morin, un disturbo bipolare che il figlio Edgar poteva aver ereditato. Il fratello maggiore di Edgar, scrittore di minor successo rispetto a lui, sembra fosse affetto da un disturbo mentale non meglio specificato, e la sorella Rosalie soffriva di un grave ritardo mentale.

Morin ritiene che il destino di Poe sia stato largamente determinato dai suoi geni e dai fattori ambientali avversi. La morte prematura dei suoi genitori naturali, prima che lui compisse tre anni, lo allontanò dai suoi fratelli e lo costrinse a crescere in una nuova famiglia, meno adatta al carattere dello scrittore.

E.A.Poe era il figlio di due attori, e da loro aveva ereditato l’esuberanza e il talento artistico. Non amava l’autorità e aveva difficoltà a seguire le regole. Il suo tutore, John Allan, era invece un uomo con i piedi per terra, molto pratico e severo. La relazione tra due persone dalla personalità così diversa non poteva che essere difficile. Il comportamento di John Allan doveva procurare delle grandi sofferenze a Edgar: egli promise di adottarlo, ma cambiò idea, e non lo fece mai. Spesso inoltre denigrava i suoi genitori naturali, sostenendo che erano delle persone inferiori, degli alcolizzati, degli attori e quindi, per natura, delle persone immorali.

La vita matrimoniale di Edgar fu caratterizzata da grande sofferenza. Poe amava molto sua moglie e soffrì enormemente, sia per la sua lunga malattia, sia a causa della sua morte prematura.

Come molti personaggi che hanno lasciato un’impronta sul sentiero percorso dall’umanità, che si sono distinti per la loro creatività ed hanno goduto di grande popolarità, Edgar Allan Poe ha lasciato tragicamente questo mondo. Morì, infatti, in preda al delirium tremens, presso l’Ospedale di Baltimora, dove era stato ricoverato a causa di una ferita alla testa che si era procurato cadendo. Era l’anno 1849.

 
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