Home / Articoli / E nelle onde che baraonde (di L.Salvai)

 

“E nelle onde che baraonde
Giocar da pazzi fra schizzi e spruzzi
Mangiar gelati e caramelle
Cercare stelle in mezzo al mar”

(A. Testa – M. Lavezzi  – 33° edizione dello Zecchino d’Oro – 1990)

È tempo di vacanza, che si parta, si torni o si resti non si può non parlare di questo periodo dell’anno tanto agognato. Perché, come diceva Battiato in una vecchia canzone, siamo “gente che lavora per avere un mese all’anno di ferie” e chi non lavora e/o non se le può permettere, si trova comunque a vivere, direttamente o indirettamente, i cambiamenti che caratterizzano questo particolare periodo dell’anno.

Insieme o separati?

Per alcuni le vacanze sono un momento da dedicare a se stessi, per altri da passare con le persone care, ma che si decida di trascorrerle da soli o in compagnia, esse influiscono sempre sulle nostre relazioni.

Se le ferie si fanno in coppia o in famiglia, ci si trova a trascorrere un tempo maggiore insieme durante la pausa estiva dal lavoro, e questo talvolta rafforza i legami e talvolta crea, invece, conflitti.

I partner che decidono, di comune accordo o no, di fare le vacanze separati, allo stesso modo possono fare esperienza di una lontananza che avvicina o che allontana (“lontan dagli occhi lontan dal cuore”). Quando è solo uno dei partner a decidere (“io le vacanze le faccio con gli amici”), colui che “subisce” può sentirsi insicuro, può avere sentimenti di gelosia e trascorrere un periodo anziché piacevole e di “stacco”, emotivamente molto negativo.

Talvolta la separazione non è una scelta ma deriva da qualcosa di esterno: ad esempio non è possibile per motivi di lavoro prendere le ferie insieme, oppure si è all’inizio di una storia e le vacanze erano già state programmate prima, o ancora, nel caso delle coppie molto giovani, sono mamma e papà a dividere, perché fino a una certa età la vacanza senza la famiglia non è permessa.

Anche i single vivono questo periodo in modo relazionale: si stringono nuove e spesso brevi amicizie, si cercano e talvolta si vivono avventure sentimentali, si conoscono persone con culture diverse, si vivono, in generale, nuove esperienze interpersonali.

Stessa spiaggia stesso mare:

La vacanza nello stesso posto può essere una scelta o un’esigenza, certo il risultato è sempre lo stesso, ed è l’effetto “seconda casa”. Alcune persone si sentono rassicurate dalla familiarità del luogo di villeggiatura e non sarebbero a proprio agio in posti non conosciuti, tanto da avvertirli, talvolta, come imprevedibili o pericolosi. Fare colazione allo stesso bar o dormire nello stesso hotel, avere gli stessi vicini di ombrellone, fare la spesa nello stesso supermercato, queste sono le condizioni per una vacanza rilassante e senza sorprese.

Esplorare nuovi lidi:

C’è poi chi, invece, pensa che vacanza e routine non siano due parole che possano stare nella stessa frase. Il cambiamento è l’unico mezzo per staccare la spina, lasciarsi alle spalle le abitudini e rilassarsi.

Che il viaggio sia avventuroso o no, la vita deve essere diversa da quella quotidiana, e meno prevedibile.

La vacanza perfetta:

Quando andiamo a visitare un posto nuovo, spesso immaginiamo giorni prima come sarà, quello che faremo, come staremo. Se siamo con altre persone, allo stesso modo, pensiamo a come passeremo il tempo insieme, a come sarà bello stare con loro, e speriamo che tutto sia perfetto, proprio come desideriamo che sia.

Non sempre le nostre aspettative vengono soddisfatte, perché la realtà è sempre diversa dalla fantasia. È importante cercare di essere il più possibile realistici e flessibili e non irrigidirsi in stereotipi di scenari ideali, perché non esiste la vacanza perfetta, come non esiste la relazione perfetta, e mirare troppo in alto può essere fonte di grande frustrazione.

Assetto mentale:

Riuscite a mettere nel cassetto il cellulare e l’orologio, a mangiare quando avete fame e dormire quando avete sonno e a uscire dal vortice della vita stressante di ogni giorno, quando siete al mare, in montagna, al lago o in campagna?

Alcune vacanze non si distinguono dal periodo lavorativo, a parte per il paesaggio e i vestiti, perché si passano le giornate incollati allo schermo dello smartphone o del tablet, a scrivere messaggi o a telefonare.

Valeva la pena, allora, lavorare un intero anno, fare i salti mortali per organizzare la vacanza e mettere d’accordo tutti per essere con la mente sempre altrove?

Un altro aspetto da tenere in considerazione, in merito all’assetto mentale, è che la vacanza non dovrebbe essere ulteriore fonte di stress: non si può in una settimana o due fare tutto quello che non si è riusciti a fare durante l’anno, o organizzare le giornate in modo da utilizzare ogni minuto di tempo per visitare luoghi e fare cose, come se si dovesse rispettare un’agenda.

Take it easy! La vacanza è vacanza, un po’ di tempi morti, qualche pisolino, una buona lettura, non hanno mai fatto male a nessuno. Ascoltare il proprio corpo, assecondare i propri bisogni, non farsi travolgere dagli impegni ma lasciare il timone ai ritmi biologici naturali, può essere la strada giusta per disintossicarsi dallo stress della vita normale.

La partenza e il rientro:

Se da una parte é bene allontanarsi dalla routine quotidiana, dall’altra i cambiamenti di abitudini che la vacanza comporta possono avere dei risvolti negativi: il jet lag, mangiare o bere troppo, stare alzati fino a tarda ora, possono sconvolgere anziché assecondare i nostri ritmi biologici. Per questo può essere importante partire dopo qualche giorno di “assestamento” e tornare qualche giorno prima della ripresa del lavoro o della scuola, per dare il tempo a mente e corpo di adattarsi lentamente ai mutamenti dello stile di vita che avvengono durante la pausa estiva e limitare il disagio della “sindrome da rientro”.

Vacanza o “stacanza”:

C’é chi parte e c’é chi resta, per vari motivi, siano essi economici o familiari, o perché si preferisce rimanere in città quando tutto é più tranquillo e godersi la pace durante l’esodo. Anche chi rimane si può concedere un po’ di relax, magari svolgendo attività piacevoli che durante il resto dell’anno non si ha il tempo di coltivare (leggere, fare una passeggiata, andare in bicicletta, visitare musei, fare un picnic o qualche gita di un giorno in montagna, andare in piscina, dormire un po’ di più, ecc.).

Qualcuno si può sentire solo, quando amici e parenti sono andati via, e avere un umore un po’ depresso. A volte avere tanto tempo libero causa sentimenti di vuoto, o spaventa, perché dà la possibilità di riflettere e guardarsi dentro. Ma  fermarsi e uscire dal vortice dei doveri e degli impegni, in alcuni casi, é fondamentale per vedere cosa non va,  innescare processi di cambiamento e stimolare la ricerca di nuovi e più “sani” obiettivi.

Buone vacanze a tutti e…. ricordatevi di portare anche i vostri amici animali!

 

 
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