Home / Articoli / Crazy Diamonds (di L.Salvai)

 

“Se la saggezza si fonda sull’esperienza delle cose, a chi dei due converrà meglio l’onore di essere chiamato saggio, al sapiente che, parte per modestia, parte per pudore non intraprende nulla, o al folle, che né il pudore, che non ha, né il pericolo, di cui non si rende conto, riesce a distogliere da qualsiasi impresa?”

Erasmo Da Rotterdam – “Elogio della follia”

“Non esiste grande genio senza una dose di follia”, diceva Aristotele. Le persone creative sono spesso anche un po’ stravaganti, e la genialità viene da sempre associata alla sregolatezza.

Il talento artistico può rappresentare, talvolta, uno strumento attraverso il quale esprimere il proprio disagio o la propria sofferenza interiore: basta leggere una poesia di Giacomo Leopardi o guardare un quadro di Vincent Van Gogh per rendersi conto di questo.

Si può anche ipotizzare che senza la solitudine, l’amore negato, la malattia, molti poeti e molti personaggi dal grande genio creativo non ci avrebbero regalato delle opere così apprezzabili e di così grande impatto emotivo.

Forse, se le vite di alcuni pittori, compositori e poeti fossero state prive di sofferenze e disagi, oggi noi avremmo dei girasoli in meno da ammirare, delle sinfonie in meno da ascoltare, delle poesie in meno da recitare.

La scienza sta trovando evidenze a conferma del legame tra genio e “follia” e la vicinanza tra menti creative e menti travagliate non è più soltanto una credenza popolare.

Da uno studio svolto in Svezia, ad esempio, è emerso che le persone con schizofrenia hanno in comune con le persone che non presentano questo disturbo e che hanno una creatività molto elevata, lo stesso tipo di “chimica cerebrale” (ridotta attività dei recettori dopaminergici nel talamo).

Le menti creative sembrano, inoltre, essere maggiormente soggette a soffrire di disturbi dell’umore, in particolare il disturbo bipolare (Edgar Allan Poe, ad esempio, soffriva di questo disturbo).

Shelley Carson, psicologa di Harvard e autrice del libro “Your Creative Brain” sostiene che la creatività e il disturbo mentale hanno in comune un processo chiamato “disinibizione cognitiva”, termine che descrive l’incapacità di mantenere fuori dalla coscienza dati, idee e immagini inutili. Ciò permetterebbe di avere a disposizione una maggiore quantità di informazioni da poter combinare e ricombinare in nuovi e originali modi.

Questo non significa che tutte le persone creative abbiano dei problemi a livello psichico, così come non tutte le persone che presentano un disturbo psichiatrico mostrano livelli di creatività maggiori della norma. Nonostante ciò, i vari esempi di geniale follia della storia dell’umanità, non possono che saltarci all’occhio.

Si ipotizza anche che i geni che contribuiscono al manifestarsi dei disturbi mentali si siano mantenuti nel corso dell’evoluzione in parte per il loro contributo alla creatività, e che questa, in qualche modo, possa aver aumentato le possibilità di sopravvivenza della nostra specie.

 
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