Home / Articoli / Coniugazioni (di L.Salvai)

 

“Ieri è storia, domani è mistero e oggi…oggi è un dono.
Per questo si chiama presente”

Kung Fu Panda

Passato, presente, futuro, sono coniugazioni del tempo; secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, alcune sue unità di misura. Ma cos’è il tempo, se andiamo oltre la segmentazione convenzionale del suo fluire? È un tempo da trascorrere, un tempo da rievocare, un tempo da aspettare, un tempo da perdere, un tempo a cui dare significato e in cui trovare significato.

Il senso del tempo non è una capacità innata nell’uomo, bensì qualcosa che si acquisisce: l’alternarsi di luce e buio, la pappa che ci viene data a determinate ore, la comparsa e la scomparsa di mamma e papà che entrano ed escono dalla nostra cameretta, ci aiutano, in tenera età, ad apprendere, a mano a mano, la capacità di sequenzializzare il tempo e di essere da esso orientati.

C’è un tempo che possiamo gestire e un tempo che ci viene imposto; c’è un tempo a cui vorremmo tornare o a cui vorremmo andare, ma che non c’è più o non c’è ancora; c’è un tempo che è nella nostra memoria e un tempo che è nei nostri progetti, e poi c’è il tempo presente, futuro di ieri e passato di domani.

Ecco, però, che qui tutto si complica. Il presente è presente veramente? Sempre? Ci sono persone che vivono costantemente nel passato, altre che sono continuamente proiettate verso il futuro e che il presente non lo vivono, non lo assaporano.

Sono qui, eppure penso che tra cinque minuti dovrò essere là, che domani dovrò fare quello e entro un mese dovrò aver finito quell’altro.

Sono qui, eppure penso a come ero più bello, più giovane e più felice 20 anni fa e non solo non sto sentendo il profumo che c’è nell’aria e non sto vedendo i colori del cielo che ho di fronte, ma non ho neanche un orizzonte a cui guardare, una progettualità da costruire, un obiettivo da raggiungere. Sono inchiodato nel mio passato, nella malinconia e nei ricordi, senza che quello che sto vivendo possa crearne di nuovi, di diversi, di migliori.

Il tempo organizzato secondo le convenzioni sociali è molto diverso dal tempo soggettivo. Pensiamo a come può essere lungo un minuto di tortura o come può essere breve una giornata di vacanza o di divertimento. Tic tac tic tac… “ancora cinque minuti e poi dovete consegnare il compito”; “tra due ore parte il mio aereo per i Caraibi”; “oggi mi aspettano 15 ore di lavoro”.. tic tac tic tac.

C’è poi il significato che diamo al tempo: “oggi ho sprecato il mio tempo”; “non mi resta molto tempo per realizzare i miei progetti”; “ho tanto tempo libero e mi annoio”; “questo anno vorrei cancellarlo”.

Infine, c’è il tempo esteso, un tempo che non finisce o un tempo che finisce: dall’inizio della mia attività lavorativa alla pensione; dalla mia nascita alla mia morte (o all’eternità, se credo in una vita ultraterrena); dall’inizio della storia dell’umanità alle generazioni che verranno dopo di me.

Il tempo, per la persona, ha un’estensione limitata e questo incide molto sul modo di vivere il passato, il presente e il futuro. All’inizio della vita il nostro passato è brevissimo e il nostro futuro ha un tempo lunghissimo.

Poi si cresce, il tempo passa, si invecchia, e il passato diventa il tempo preponderante. Alcuni progetti non sono più perseguibili, perché più lunghi del tempo che rimane. Ma alcuni non badano a questo, vivono come se non dovessero morire mai: fanno figli a 70 anni, si iscrivono all’Università a 90 anni. Sono quelli per cui il presente è più importante del passato e del futuro. Sono coloro che vivono nel qui ed ora costantemente.

Il tempo è soggettivo ed è soggettivo il modo in cui lo si organizza. Tutte le coniugazioni sono importanti, ma alcune assumono una rilevanza maggiore in certi periodi della vita, o nella vita di una persona rispetto a quella di un’altra. Alcune coniugazioni si possono perdere o possono diminuire la loro portata: il passato per la perdita di memoria, il futuro perché si è depressi, il presente perché si è ansiosi.

Quando il rapporto con il tempo diventa difficile o distorto, quando crea stati di sofferenza e bisogna trovare o ritrovare un equilibrio nel modo di viverlo, quando è necessario elaborare un passato non integrato, ristabilire un rapporto sano e armonico con il presente o il futuro, quando il tempo personale viene fagocitato dal tempo sociale o lavorativo, quando il tempo viene trascorso anziché vissuto, è tempo di prendersi cura di sé, di uscire dai circoli viziosi e trasformarli in virtuosi, magari con l’aiuto di qualcuno….uno psicologo, ad esempio.

Vi lascio con una bellissima immagine del tempo, tratta dal film “American Beauty”. Il vissuto di un momento presente intenso, ricordato nelle immagini di un video, condiviso con qualcuno che ne possa comprendere il significato.

Vuoi vedere la cosa più bella che ho filmato?… Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica e c’è elettricità nell’aria,puoi quasi sentirla e questa busta era lì..Danzava con me come una bambina che mi supplicasse di giocare..per 15 minuti… È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura, mai. Vederla sul video è povera cosa lo so, ma mi aiuta a ricordare… ho bisogno di ricordare… A volte c’è così tanta bellezza nel mondo,che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare”.

 
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