Home / Articoli / Comunque fai, fai sempre male (di L.Salvai)

 

Al tempo della mia infanzia, gli adulti erano un po’ sadici e si divertivano a raccontare storielle e recitare filastrocche che non avevano vie d’uscita (pensando, erroneamente, di far divertire anche noi bambini). Ricordo, in particolare, una filastrocca, che veniva recitata così:

Adulto: “La storia è bella, fa piacere raccontarla, vuoi che te la racconti”?

Bambina: “Sì”

Adulto: “Non bisogna dire sì, perché la storia è bella, fa piacere raccontarla, vuoi che te la racconti”?

Bambina: “No”

Adulto: “Non bisogna dire no, perché la storia è bella, fa piacere raccontarla, vuoi che te la racconti”?

Bambina: “Forse”

Adulto: “Non bisogna dire forse, perché la storia è bella, fa piacere raccontarla, vuoi che te la racconti”?

Bambina: “Ora devo andare sotto a giocare”

Adulto: “Non bisogna dire ora vado sotto a giocare, perché la storia è bella, fa piacere raccontarla, vuoi che te la racconti”?

Sono andata avanti così a lungo con questo dialogo assurdo per attivare in voi lettori un po’ di sana empatia nei confronti di quei poveri infanti che eravamo.

In genere, l’agonia terminava quando interveniva un distrattore, e si riusciva a darsela a gambe; però, il rischio che la tortura ricominciasse era sempre dietro l’angolo, per cui, quando ero piccola, cercavo di inserire in memoria il libricino nero delle persone da evitare e cercavo di fare il possibile per non incontrare o non lasciarmi avvicinare da vicini e conoscenti con questo tipo di ossessiva passione.

Benché trovassi questi giochetti, in genere, estremamente frustranti, cadevo sempre nella trappola, perché già da piccina ero una vera appassionata di storie, e se qualcuno si metteva a raccontare, non potevo fare a meno di sedermi ed ascoltarlo.

Un giorno, però, una signora anziana mi raccontò una storiella che, benché fosse strutturata “a vicoli ciechi” come le altre, trovai davvero molto interessante; la donna mi disse che il suo titolo era:  “Maria, Giuseppe e l’Asino”.

Ve la racconto come la ricordo, poiché l’ho sentita una volta sola, moltissimi anni fa.

Maria, incinta di Gesù, e Giuseppe sono in viaggio verso Betlemme. Giuseppe cammina, mentre Maria cavalca l’asinello. Passano in un paese e la gente, indignata, mormora: “Che vergogna! Quell’uomo anziano é costretto a camminare, mentre lei, così giovane, é comoda sull’asinello”! Giuseppe e Maria si confrontano e decidono di scambiarsi i posti. Giuseppe sale sull’asino e Maria si mette a camminare. Attraversano un altro paese e la gente, scandalizzata, dice: “Guarda quella povera donna incinta, lasciata a piedi mentre l’uomo, sano e forte, si fa portare dall’asino”!  Maria e Giuseppe ci rimangono molto male, pertanto decidono, per evitare di essere nuovamente criticati, di salire entrambi in groppa all’asino. Nel paese successivo, però, un gruppo di persone mostra grande disaccordo sulla scelta, ritenendo che i due viaggiatori siano delle persone davvero crudeli, per aver deciso di far trasportare entrambi i loro pesi al povero asino. Maria e Giuseppe, allora, scendono dall’asinello e proseguono a piedi. Attraversano l’ennesimo villaggio e qui la gente esclama, divertita: “Guardate che stupidi quei due! Hanno un asino e vanno a piedi”!

Questa storia insegna principalmente due cose:

  1. Innanzitutto come sia forte il condizionamento a cui siamo spesso sottoposti, nella vita di ogni giorno.
  2. Come non sia possibile, per quanto ci si prodighi, accontentare tutti. Dato che comunque si fa, si fa sempre male, non é meglio, allora, fare come si vuole (ovviamente quando le proprie scelte non limitano o violano la libertà altrui)?

Talvolta, le opinioni delle persone sono sporcate dai loro pregiudizi e preconcetti, altre volte dall’invidia, altre ancora tali opinioni non sono neanche reali, ma costruite ad hoc, con la precisa intenzione di ferire, di ostacolare la crescita degli altri o svalutare i loro successi.

Forse siamo un po’ tutti attori su un palcoscenico pirandelliano ma proprio per questo è bello, ogni tanto, uscire dalla scena, mettersi in platea e godersi semplicemente lo spettacolo.

 
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