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“E’ bene, nella vita come ad un banchetto,

non alzarsi né assetati né ubriachi”

Aristotele

“Una mela al giorno leva il medico di torno”, recita un famoso detto popolare. Allora dieci mele all’ora cosa possono fare?

A volte, dalle buone intenzioni, nasce il più grave dei danni. È ciò che succede quando il mangiar sano diventa una pericolosa ossessione, tanto pericolosa da condurre, in certi casi, paradossalmente, alla malattia e alla morte.

È quello che é successo a Basil Brown, deceduto dopo aver bevuto, in dieci giorni, 45 litri di succo di carota.

La morte del signor Brown é avvenuta nel 1974. A quel tempo il suo disturbo non aveva ancora un nome, in quanto solo nel 1997 il medico Steven Bratman coniò il termine “ortoressia nervosa” per descrivere un disturbo alimentare legato al mangiar sano.

Nell’articolo da lui pubblicato su “Yoga Journal”, Bratman scrive: “l’ortoressia inizia in modo molto innocente, come desiderio di superare malattie croniche o migliorare la salute generale. Ma poiché adottare una dieta che differisce radicalmente dalle abitudini alimentari dell’infanzia e della cultura circostante, richiede un grande sforzo di volontà, pochi compiono questo cambiamento con facilità. Molti devono ricorrere a una ferrea auto-disciplina, sostenuta da un forte senso di superiorità nei confronti di coloro che mangiano cibo spazzatura. Con il passare del tempo, la giornata dell’ortoressico é occupata in proporzione sempre più grande, dal cosa mangiare e quanto mangiare […]”.

Il signor Brown era convinto che la carota fosse in assoluto l’alimento più salutare di cui cibarsi, tanto da escludere dalla sua dieta altri elementi nutritivi e ignorare i segnali allarmanti che il suo corpo gli inviava, che mostravano una ormai grave compromissione del fegato (es. colore della pelle e degli occhi), dovuta all’eccesso di vitamina A assunta.

L’ortoressia, nelle forme meno gravi, produce comunque una serie di problematiche fisiche, psicologiche e relazionali: molto tempo viene impiegato per la scelta dei cibi giusti (es. lettura delle etichette nei supermercati, attenta analisi della qualità degli alimenti, ecc.) difficoltà a condividere momenti sociali in cui il cibo é implicato (andare a cena da amici, recarsi al ristorante), isolamento, restrizioni alimentari.

Si tratta di conseguenze comuni anche a un altro disturbo alimentare, che nasce sempre dal desiderio di star bene ed essere belli, forti e in salute: la bigoressia o anoressia inversa.

Mentre la persona anoressica non si vede mai abbastanza magra, i bigoressici non si vedono mai abbastanza muscolosi, e per questo motivo assumono quantità enormi di proteine, si sottopongono ad esercizio fisico eccessivo, e spesso fanno utilizzo di steroidi anabolizzanti, al fine di aumentare sempre di più la loro massa muscolare.

Tale massa muscolare è a volte così imponente, da diventare il contrario dell’ideale sportivo di agilità (es. gambe che ad ogni passo sfregano l’una contro l’altra, fino a escoriare la pelle, e danno all’incedere una cadenza un po’ goffa) e dall’ideale culturale di bellezza e armonia  delle proporzioni.

La ricerca spasmodica di una forma fisica ideale é associata alla continua paura di perderla e di accumulare grasso corporeo. Anche nella bigoressia, come nell’anoressia, la perdita di grasso corporeo é spesso così estrema da produrre gravi conseguenze fisiche, come accade ad esempio alle culturiste, le quali, come le anoressiche, soffrono spesso di amenorrea, cioè dell’assenza di mestruazioni.

La bigoressia, come l’ortoressia, può causare ripercussioni sulla vita sociale e relazionale (es. restrizione delle frequentazioni al solo ambiente della palestra, conflitti familiari dovuti al tempo dedicato agli allenamenti) e causare problematiche di tipo sessuologico (es. disturbo del desiderio, disturbo dell’erezione) e psicologico.

L’invecchiamento può essere una fase particolarmente critica per le persone che basano il loro valore personale sull’aspetto fisico. I muscoli, la bellezza esteriore, la prestazione, sono valori criteriali e come tali sono deperibili. Una malattia, un incidente, l’avanzare dell’età, possono rendere difficile o impossibile mantenere i ritmi di allenamento precedenti, e questo può far sì che la persona venga travolta da stati di angoscia e depressione, da senso di vergogna per il suo aspetto non più “ideale”, e perda lo scopo principale della sua vita, a meno che si sia costruita un “piano B”, cioé che non abbia “puntato tutte le sue fiches su un unico numero”.

È meglio, nella vita come a un banchetto, non alzarsi mai né assetati e né ubriachi. Gli eccessi, siano essi ad un polo o a quello opposto, sono per definizione l’andare oltre misura, superare confini spesso pericolosi, per sé o per gli altri. Come diceva Tito Maccio Plauto, “la via di mezzo è sempre la migliore”.

 

 
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